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domenica 26 marzo 2017

Sono legittime le videoregistrazioni per perseguire gli illeciti?


Qualche giorno fa un lettore del blog ha posto questa domanda: "Sono legittime le videoregistrazioni nei luoghi di lavoro per perseguire gli illeciti?" e in quanti casi "le attività di forensic accounting sono facilitate da tali riprese?".

Questo è un argomento già trattato dalla Corte di Cassazione con Sentenza n. 30177 del 15 luglio 2013, la quale ha precisato che sono utilizzabili le videoregistrazioni effettuate dal datore di lavoro laddove agisca non per controllare la prestazione lavorativa ma per specifici casi di tutela dell’azienda.
Questa è la discriminante tra videoriprese legittime e illegittime!


Per i magistrati della Suprema Corte il divieto di controllo dell'attività lavorativa "non impedisce, invece, i controlli destinati alla difesa dell’impresa rispetto a specifiche condotte illecite del lavoratore o, comunque, a tutela del patrimonio aziendale".

Conseguentemente si conferma la piena utilizzabilità delle videoregistrazioni al fine della prova dei reati, anche se le riprese sono effettuate su disposizione e valutazione del datore di lavoro, laddove quest'ultimo agisca con il fine esclusivo di tutelare la propria azienda rispetto a specifici illeciti.

Pertanto l'esito degli accertamenti svolti grazie alle tecniche di forensic accounting, è certamente favorito dall'utilizzabilità delle videoregistrazioni, nei casi, per fare qualche esempio, di magazzinieri, cassieri o custodi responsabili di furti di beni e/o liquidità ovvero nei casi di dipendenti infedeli che compiono atti di sabotaggio o danneggiamento nei confronti dell'azienda.


lunedì 13 marzo 2017

Riciclaggio: la tecnica dell'intermediazione dissociata

Abbiamo già parlato della "frammentazione" come della tecnica, tra le più utilizzate, di occultamento di fondi di provenienza illecita, grazie alla loro disgregazione in più canali di drenaggio con l'obiettivo di traghettarli verso ambiti economico-finanziari apparentemente leciti ovvero verso conti correnti totalmente riservati e inaccessibili.

Un'altra tipica forma di frammentazione riguarda una tipologia molto particolare di intermediazione c.d. "dissociata"; ciò avviene quando il gestore dei fondi illeciti agisce in modo totalmente autonomo e indipendente rispetto al titolare effettivo.
Il fine è sempre il medesimo: impedire la tracciabilità dei flussi di denaro.


Si ipotizzi di dover trasferire un fondo illecito su di un conto acceso presso le isole Cayman.
Omettendo i dettagli operativi, ora si immagini che il gestore di tale fondo, inizialmente depositato presso una banca monegasca, disponga una serie di bonifici dapprima su conti correnti svizzeri, poi su conti correnti lussemburghesi, poi su conti correnti irlandesi, poi su conti correnti panamensi, infine, sui conti correnti destinatari finali caymanesi. 

Si consideri ora che il gestore monegasco agisce con credenziali diverse, disponendo la serie di bonifici attraverso i sistemi di home banking dei diversi istituti di credito. Il tutto nell'arco di qualche giorno, movimentando ad ogni step più conti correnti accesi presso diverse banche locali e di dimensioni medio-piccole, rimanendo tranquillamente seduto nel suo lussuosissimo ufficio vista mare di Boulevard d'Italie.

Ma il contratto d'intermediazione tra il titolare effettivo della somma illecita e l'intermediario monegasco non è stato stipulato tra i due direttamente. 
In realtà il mandato è stato sottoscritto tra una società montenegrina e una società di consulenza con sede a Guernsey; quest'ultima, a sua volta, ha dato mandato ad uno studio legale di Malta di incaricare il gestore monegasco.

Dall'esempio appena illustrato appare evidente come sia stata utilizzata la tecnica della frammentazione in abbinamento con quella dell'intermediazione dissociata. 
Gestore e titolare agiscono in modo indipendente tra loro, in funzione di accordi definiti e archiviati in giurisdizioni diverse, senza avere alcun rapporto tra di loro e senza essere direttamente collegati. Probabilmente senza che questi si siano mai conosciuti o frequentati.

Manca, tuttavia, qualche ulteriore tassello per rendere lo schema davvero impermeabile ai controlli non graditi. 
Ai lettori trovare tali ulteriori e definitivi elementi...



mercoledì 1 marzo 2017

Il "metodo a tavolino". Le infiltrazioni dei clan negli appalti pubblici

di Valentina Maiolli *


Dalle ultime analisi condotte dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA), relative al primo semestre dello scorso anno, viene confermata l'infiltrazione delle organizzazioni criminali nell'economia legale e il loro particolare interesse per il settore degli appalti.


Le mafie sono in grado di condizionare l'assegnazione delle commesse e si inseriscono nella gestione degli appalti con tecniche e meccanismi talvolta molto sofisticati.
Si tratta ormai di un fenomeno che colpisce l'intero Paese, non soltanto le regioni meridionali.

Le indagini svolte hanno fatto emergere collusioni tra organizzazioni criminali, apparati amministrativi, politici e imprenditoriali.
Tali rapporti, incrementati da pratiche corruttive e clientelari, si concretizzano principalmente attraverso la creazione di imprese schermate da interposizioni fittizie di persona, l'illecita concessione di autorizzazioni, licenze e varianti urbanistiche, l’imposizione di assunzioni, di lavori e manutenzioni, fino all'aggiudicazione delle gare alle imprese criminali.

Per raggiungere questi obiettivi i clan si servono della consulenza e dell'attività dei colletti bianchi sfruttando la mancanza di controlli nel settore.

Il c.d. "metodo a tavolino" risulta il più utilizzato per orientare le gare di appalto e consiste nella programmazione illecita delle gare con accordi taciti di rotazione. Di fatto, le imprese partecipanti si impegnano, a turno, ad offrire nel corso della gara il maggior ribasso, già concordato tra loro preventivamente, ottenendo così la certezza dell'aggiudicazione dell'appalto.

Alla luce delle complesse modalità di infiltrazione nel settore risulta pertanto necessario un attento monitoraggio delle commesse e degli appalti pubblici, attraverso controlli sia preventivi che successivi allo svolgimento della gara, per evitare la partecipazioni di imprese criminali con conseguenti rischi di pratiche corruttive e alterazioni degli equilibri di mercato.


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* Valentina Maiolli, esperta controlli e modelli di prevenzione antifrode
Forensic Accounting Department, Axerta Investigation Consulting (www.axerta.it)