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giovedì 24 aprile 2014

Frodi occupazionali. Quanto sono percepite in Italia?

Generalmente con l'espressione "frode occupazionale" si intende lo sfruttamento del proprio status di dipendente per compiere un'azione fraudolenta mirata all'arricchimento personale ai danni dell'azienda.

Nella prassi professionale si è soliti estendere l'area definitoria non solo al personale subordinato in senso stretto, ma anche ai collaboratori, agli amministratori e ai consulenti esterni, agli agenti operanti in esclusiva, cioè a tutti coloro che indipendentemente dalla forma contrattuale che li lega all'azienda possono accedere più o meno liberamente alle risorse aziendali.
In buona sostanza la frode occupazionale è una "frode interna" anche se commessa da soggetti giuridicamente terzi ma aventi le "credenziali" fiduciarie per appartenere in qualche modo alla cerchia degli "insider".

Ulteriore aspetto riguarda l'oggetto della frode. E' l'asset aziendale.
Si tratta in particolare di beni mobili ed immobili, informazioni, know-how, denaro contante eccetera.

Dal punto di vista del fraud auditor, le frodi occupazionali sono tra le più articolate da analizzare. Infatti i modelli di sviluppo della frode possono assumere forme molto diverse in quanto sono il frutto della fantasia criminale del singolo finalizzata a trovare i modi per aggirare le procedure e in generale i meccanismi di prevenzione dei rischi aziendali.
Pertanto il professionista chiamato a ricostruire e a dimostrare l'evento fraudolento dovrà calarsi nella realtà aziendale, analizzandone le procedure e i protocolli operativi cercando di individuarne le debolezze sfruttate da chi ha compiuto la frode.
Una sfida avvincente quanto ardua.

Recentemente ACFE (l'Associazione dei Certified Fraud Examiners) ha realizzato un'indagine esplorativa sul fenomeno promuovendo una survey tra le aziende italiane.
Vediamone di seguito i risultati.

Ben il 57% delle aziende ha dichiarato di aver subito frodi occupazionali nella loro forma più classica: l'appropriazione indebita di beni aziendali.
Lo studio ha confermato che si tratta di frodi molto diffuse ma non eccessivamente gravi dal punto di vista del valore unitario sottratto, pari in media a meno di un milione di euro (tenendo conto che le aziende interpellate erano prevalentemente di grandi dimensioni e multinazionali operanti nel settore bancario e finanziario).

L'autore della frode è risultato essere nel 60% dei casi un dipendente della società (dirigente 13% e impiegato 47% dei casi), mentre i consulenti hanno raggiunto una non invidiabile posizione del 20%. A tal proposito si segnala che sulle frodi perpetrate dai consulenti esterni si usano distinguere le fattispecie che prevedono un qualche tipo di collaborazione/accordo tra professionista (o fornitore) e personale interno (si verifica ad esempio con la fatturazione per prestazioni - o forniture - parzialmente o totalmente inesistenti) dai casi che prevedono che il soggetto esterno commetta la frode in modo autonomo.

Un moderato applauso va agli internal-fraud auditor in quanto grazie ai loro controlli si sono scoperte il 28% delle frodi occupazionali (c'è ancora molto da fare però!).
Mentre le segnalazioni anonime hanno contribuito per il 22%, stessa percentuale per le frodi scoperte casualmente.
Le Forze di Polizia fanno quel che possono, arrivando ad individuare solo il 5% dei fatti fraudolenti.


Ma una volta individuato l'autore della frode, cosa ha fatto l'azienda?

Nel 33% dei casi l'azienda ha provveduto a licenziare il dipendente disonesto.
Anche in questo caso è necessario un piccolo consiglio. Il licenziamento (come il trasferimento in altra sede) è una procedura complessa che non ha sempre l'esito desiderato. Anzi!
Per questo motivo è assolutamente necessario commissionare una forensic investigation ad un professionista terzo ed indipendente, esperto in materia, mirata a ricostruire mediante l'elaborazione di una relazione tecnica l'avvenimento irregolare, allegando ogni evidenza documentale idonea a dimostrare l'accaduto. La relazione tecnica in mano a buoni avvocati giuslavoristi può garantire che l'allontanamento del dipendente vada a buon fine.
Naturalmente la perizia sarà utile anche per la richiesta di risarcimento dei danni e l'eventuale azione di responsabilità da promuovere nei confronti degli amministratori infedeli, circostanze capitate nel 28% dei casi osservati.
Solo il 17% delle aziende interessate ha denunciato all'Autorità Giudiziaria l'autore della frode e i suoi eventuali complici.

Dall'indagine emerge dunque un quadro piuttosto preoccupante.
Anche in considerazione del fatto che l'85% delle aziende intervistate ha dichiarato di aspettarsi un aumento delle frodi occupazionali nel futuro.
Purtroppo questa aspettativa di peggioramento, secondo quanto si sta osservando, si è effettivamente realizzata anche se manca una fotografia aggiornata del fenomeno specifica per il contesto italiano.
Purtroppo, è bene precisarlo, l'intensificarsi delle frodi occupazionali anche a causa della lunga crisi economica, non ha portato ad investimenti proporzionali nel campo della formazione del personale aziendale specializzato nelle indagini interne o al potenziamento degli apparti tecnico-informatici impiegati nei controlli automatici e routinari.

Sul punto c'è ancora molta strada da percorrere.


martedì 15 aprile 2014

Consulenza tecnica e perizia penale: approccio metodologico

Gli schemi di frode utilizzati per occultare vaste ricchezze aziendali si sono raffinati nel tempo, tanto che in sede penale è sempre più frequente il ricorso alla figura del consulente tecnico (del Pubblico Ministero o delle parti private) o del perito del Giudice, chiamato  a pronunciarsi nelle materie contabili, amministrative e finanziarie.

Secondo i più recenti orientamenti, il consulente tecnico di parte o il perito (che chiameremo nel seguito indistintamente "CT") svolge una funzione di accertamento, di conoscenza e di deduzione in campo tecnico, utile a fornire gli elementi necessari per la formulazione di un giudizio.

Pertanto tra il CT e il soggetto che lo nomina - cioè l'Avvocato difensore (parte privata) o il Pubblico Ministero (parte pubblica) ovvero il Giudice -  si instaura un forte legame fiduciario finalizzato a colmare quei gap di conoscenze scientifiche che impedirebbero di esercitare pienamente l'azione penale.

Sostanzialmente il CT deve possedere doti specifiche ed attitudini particolari sintetizzabili nei seguenti tre requisiti:
  1. PREPARAZIONE TECNICA
  2. OBIETTIVITÀ
  3. ATTITUDINE PSICOLOGICA.



Come detto all'inizio, il ricorso al contributo del CT è richiesto sempre più spesso nel caso di operazioni particolarmente complesse da analizzare; ciò impone che al professionista sia richiesta una preparazione non solo in materia contabile, amministrativa e finanziaria ma anche societaria e giuridica con particolare riferimento alle procedure processuali.

Talune operazioni illecite finalizzate ad occultare asset aziendali di notevole valore sono architettate con particolari tecniche di ingegneria societaria molto sofisticate, tanto da implicare un vero e proprio rigore nell'approcciare l'analisi.

In particolare risulta necessario procedere per passi successivi che si sviluppano:
  • nell'esame della documentazione (in formato cartaceo e/o elettronico);
  • nell'analisi del contesto;
  • nella formulazione di deduzioni logiche;
  • nella rappresentazione e descrizione dell'operazione irregolare.
Il professionista nel corso della sua attività  deve avere l'unico scopo di far conoscere la verità bene e fedelmente, come indicato nel giuramento del CT.

L'aspetto psicologico è importante in quanto il CT deve evitare atteggiamenti inquisitori e valutare con estrema attenzione e diligenza documenti ed informazioni sia favorevoli che contrari a ciascuna delle parti senza discriminazione né esclusione alcuna.


mercoledì 9 aprile 2014

Riciclaggio elettronico: il cyberlaundering

Sin dal 2005 varie indagini condotte da alcune Procure della Repubblica hanno fatto emergere un fenomeno sempre più diffuso che ha interessato numerosi istituti di credito italiani.

Stiamo parlando del cyberlaundering o "riciclaggio elettronico".

Il fenomeno si manifesta in più forme, la più classica e semplice delle quali prevede che una serie di soggetti residenti in Italia comunichino le proprie coordinate bancarie (codice IBAN) a soggetti operanti all'estero, affinché questi ultimi, tramite disposizioni online, possano bonificare somme di diverso importo su tali conti.

I soggetti italiani, una volta ottenuta la disponibilità della somma di denaro sul proprio conto, provvedono a prelevarla in contanti servendosi degli sportelli bancomat oppure a predisporre pagamenti a fronte di transazioni lecite (ad esempio per acquisti immobiliari).

Ma l'operazione appena descritta è solo una parte del progetto illecito!
E' solo la tranche finale che prelude al riciclaggio.

Ma le somme bonificate dai soggetti esteri (spesso residenti nei paesi dell'Est Europa) da dove traggono origine?




Le somme pervengono ai soggetti operanti all'estero attraverso trasferimenti Western Union e/o Money Gram (solo per fare un esempio) disposti dagli stessi soggetti italiani di cui sopra o da loro complici, prestanome o fiduciari.

Il denaro oggetto di trasferimento con la metodologia appena descritta, deriva quasi sempre da attività illecita effettuata sul territorio nazionale, la quale, per sua stessa natura, genera una grossa quantità di contante (spaccio di sostante stupefacenti, prostituzione, pizzo, tangenti eccetera) mentre il trasferimento dai conti stranieri ai conti italiani sarà giustificato con un'operazione commerciale apparentemente lecita ma inesistente (o parzialmente inesistente).

In letteratura i titolari dei conti correnti italiani, sono denominati genericamente "financial manager" poiché coincidono con coloro che pianificano e gestiscono l'intera operazione, mentre il ricorso a strutture di trasferimento internazionale di contanti si rende necessario perché il sistema di home-banking italiano non consente bonifici verso l’estero se non a seguito di specifici e routinari controlli che farebbero venire allo scoperto la truffa.

Quanto agli accertamenti idonei ad identificare le persone operanti all'estero, dall'esperienza investigativa maturata dalla Polizia Giudiziaria di Milano, si è rilevato molto utile l'analisi del traffico internet e degli apparati di comunicazione e trasmissione di file e/o di informazioni.

Ma anche le banche possono mitigare questo specifico rischio di frode attraverso lo sviluppo di specifici sistemi informatici e procedure di comportamento più moderne e aggiornate.

Quanto alla condotta posta in essere dai beneficiari italiani dei bonifici online, essa deve essere qualificata ai sensi dell’art. 648-bis codice penale, essendo idonea a porre in essere un'attività di riciclaggio di somme di denaro provento di reato.
Ovvero ai sensi dell’art. 648 c.p. (ricettazione) laddove, come verificatosi in alcuni casi osservati, non sia avvenuto il successivo trasferimento sui conti correnti italiani dopo l'ottenimento all'estero della somma di denaro.


martedì 1 aprile 2014

Finanza e politica tra Ior, Banco Ambrosiano, Cosa Nostra. La storia continua...

Maria Antonietta Calabrò
LE MANI DELLA MAFIA
prefazione di
Nando dalla Chiesa



Sulla mensola del fraud auditor non può mancare il risultato di un'inchiesta giornalistica tanto approfondita quanto chiara nella sua drammaticità.
Non solo perché l'autrice, la giornalista del Corriere della Sera Maria Antonietta Calabrò, tratta un argomento che appassiona i molti lettori del blog, il Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, ma anche per il metodo di analisi utilizzato.

Un approccio da vero e proprio forensic accountant!  

Il volume è un ampio aggiornamento di una famosa edizione pubblicata nel 1991 arricchita in maniera particolareggiata e ben documentata con gli sviluppi delle vicende degli ultimi anni legate a quanto sta succedendo in Vaticano e in particolare allo IOR.

Una ricostruzione dettagliata e articolata che ha il merito di aver descritto i collegamenti esistenti tra l'attualità e gli avvenimenti accaduti negli anni '70 e '80.
La giornalista descrive con dovizia di particolari i cosiddetti "conti R" dei quali il blog Fraud Auditing & Forensic Accounting si è occupato diffusamente nello scorso dicembre (cliccare QUI per gli approfondimenti).

I misteriosi "conti R" accesi presso IOR ed espressi esclusivamente in lire sui quali figurano transazioni con clienti solamente italiani, gestiti da amministratori della banca vaticana "“in gestione confusa”, cioè senza rivelare i nomi dei clienti per cui compivano le operazioni".

Ebbene, i "conti R" rappresentano il fil rouge che collega Roberto Calvi ai fatti di questi giorni.

Ma di chi sono questi conti? Chi ne è il reale beneficiario economico? Quali operazioni hanno gestito? Per conto di chi? E quale ne è stata la sorte? Il Vaticano sarà disposto a fornire ogni informazione sulla loro movimentazione?
Sono solo alcune delle domande rimaste ancora senza risposta e che fanno pensare ad una storia ancora tutta da scrivere...




Di seguito si riporta un breve passo tratto dal libro Le mani della mafia, la cui interessante e attualissima prefazione (era stata scritta per la 1^ edizione del volume) dal titolo molto significativo L'Italia dei cassetti, è stata curata da Nando dalla Chiesa.

Il  brano che segue si riferisce al resoconto rilasciato da un testimone di primo livello, Carlo Calvi, molto noto ai lettori del blog per aver curato diversi articoli sul caso Banco Ambrosiano.

Si coglie infine l'occasione per ringraziare l'autrice, Maria Antonietta Calabrò, per aver citato il blog Fraud Auditing & Forensic Accounting come una delle fonti che l'hanno aiutata nella ricostruzione degli avvenimenti.

*   *   *

La testimonianza di Carlo Calvi

Pierluigi Maria Dell’Osso, oggi alla Superprocura antimafia e pubblico ministero nel processo per la bancarotta del Banco Ambrosiano (trentatré condanne definitive), a fine luglio del 2013, dopo gli ultimi scandali dello Ior e l’arresto di monsignor Nunzio Scarano, ha dichiarato a "l’Espresso": "Se si fosse fatto buon governo di quanto avevamo detto, non sarebbe accaduto di nuovo".
Il "quanto avevamo detto" si riferisce però soltanto, in sostanza, a quanto riportato nella sua requisitoria scritta a proposito dei cosiddetti "conti interni in lire" tra Ambrosiano e Ior. Il processo milanese per l’insolvenza del Banco Ambrosiano, iniziato nel marzo del 1991, infatti, non si occupò mai dei conti interni, in quanto i pagamenti ai debitori italiani da parte dello Ior avevano avuto luogo al momento della liquidazione del vecchio istituto, per permettere la riapertura degli sportelli sotto le insegne del Nuovo Banco Ambrosiano. Cosicché il sistema dei conti misti dello Ior ha continuato a sussistere fino a oggi.

Il rapporto ispettivo della Banca d’Italia dopo le visite che si svolsero dal 17 aprile 1978 al 17 novembre dello stesso anno, al capitolo "Irregolarità in materia valutaria – Linea di credito in lire a non residente" annotava: "Il Banco Ambrosiano intrattiene intensi rapporti di conto con l’Istituto per le opere di religione sia in lire che in valuta". E proseguiva: "I saldi in lire sono anticipi erogati nell'ambito di una linea di credito concessa dall'ispezionata a Ior [...]. L’operazione non è consentita dalla vigente normativa [...]. Ior non può intrattenere presso banche italiane conti e depositi in lire interne per cui lo stesso dovrà necessariamente munirsi di autorizzazione".

"Mio padre teneva con sé sempre aggiornati i saldi di questi depositi di reciprocità con Ior in Italia" ha confermato Carlo Calvi, il figlio del banchiere, durante il processo per omicidio. "Si trattava di sei conti che gli ho visto spesso esaminare."

Lo Ior aveva anche altri conti con le banche italiane del gruppo Ambrosiano. Federico Bussoletti, direttore della filiale di piazzale Gregorio VII nella Capitale, ha testimoniato, sempre al processo di Roma, che i fondi vi circolavano in maniera indistinguibile essendo conti di transito in nome Ior. "Includo di seguito la tabella dei conti esclusivi Ior in gestione confusa" ha scritto alla fine del 2013 Calvi sul blog Fraud Auditing and Forensic Accounting
Tra questi si noterà il n. 42800, acceso presso la filiale Ambrosiano di piazzale Gregorio VII a Roma. Bussoletti ha testimoniato l’esistenza per depositi in conti a loro nome presso banche italiane di cui solo il Vaticano conosceva la giustificazione. Poi il figlio di Calvi cita un funzionario: "Giuseppe Sormani ha continuato a svolgere la stessa funzione in Banca Intesa Sanpaolo fino al pensionamento".

Carlo Calvi ha aggiunto: "Neppure la Commissione mista italovaticana per la composizione dello scandalo si occupò dei depositi di reciprocità in lire. Il Vaticano riconobbe immediatamente questi debiti, già nei primi giorni di agosto del 1982, ma non produsse la relativa “corrispondenza parallela” che si applicava anche in Italia. Non si trattava di ordinari depositi interbancari. Servivano a nascondere all'interno del Vaticano prestiti a terzi e farli apparire come depositi dall’Ambrosiano".

I "lira back to back", così si chiamavano, rivestono ancora oggi particolare rilevanza perché sono "rimasti attivi" fino al 2012 e sono all'origine delle più recenti istruttorie della magistratura romana e del clamoroso blocco dei bancomat in Vaticano scattato il 1° gennaio 2013.

L’attenzione sulla normativa antiriciclaggio della Santa Sede, infatti, si è rivolta sull'uso cumulativo in favore di clienti terzi dei conti Ior con le banche italiane o di diritto italiano. "Il processo romano per l’omicidio di mio padre non ha colto il legame con il processo milanese per l’insolvenza" ha sottolineato il figlio di Calvi.

I conti Ior con banche italiane sono sfuggiti alle indagini da parte di Banca d’Italia e magistratura per i venticinque anni successivi alla bancarotta e fino all'entrata in vigore della Convenzione monetaria tra Santa Sede e Unione Europea che, come ha sottolineato il Comitato Moneyval del Consiglio d’Europa, attribuisce più larga discrezione agli organi di vigilanza.

"Somme ingentissime hanno continuato a transitare in questo modo per destinazioni sconosciute fino al 2009 e questo perché si è consentito allo Ior di rimborsare al vecchio Banco Ambrosiano i debiti diretti. Nel processo per l’omicidio di mio padre poche testimonianze hanno portato sui conti Ior con Ambrosiano in Italia e su trent'anni di liquidazioni" ha scritto infine Carlo Calvi sul citato blog, domenica 29 dicembre 2013.

*   *   *


Per l'acquisto on-line cliccare:
Le mani della mafia di Maria Antonietta Calabrò.
Finanza e politica tra Ior, Banco Ambrosiano, Cosa nostra. La storia continua...
prefazione di Nando dalla Chiesa
(ed. 2014, 416 p., chiarelettere - collana tascabili. Prezzo di copertina: € 14,00 - eBook: € 9,90).