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sabato 20 giugno 2015

Dove Osama Bin Laden ha fallito, i colletti bianchi hanno trionfato

Recenti studi hanno dimostrato che l’attuale crisi economica ha avuto origine da una frode aziendale di enorme portata: il crack della Lehman Brothers.
La truffa che ha destabilizzato l’economia e la politica globale può essere ridotta a una semplice appropriazione indebita commessa per mano di Richard Severin Fuld, amministratore della blasonata istituzione finanziaria.
Fuld, infatti, abusando dei suoi poteri è riuscito a manipolare i bilanci della società e a trasferire illecitamente 300 miliardi di dollari verso i conti di deputati e senatori del Congresso americano e a occultare le vere retribuzioni che riservava a se stesso e che si presume ammontino a 529 milioni di dollari.

Un altro caso drammatico riguarda la Enron.
Tra le più grandi multinazionali operanti nel settore dell’energia, la Enron Corporation nel 2001 dichiarò il fallimento a seguito di una frode aziendale perpetrata da propri dirigenti di alto rango.
In particolare le indagini rivelarono che l’amministratore delegato, Jeff Skilling, aveva manipolato i dati per lungo tempo mantenendo alto il livello dei redditi aziendali anche nei momenti di crisi.

Con queste premesse storiche e con la consapevolezza che le grandi frodi aziendali saranno sempre più pericolose per l'intera collettività, il primo network investigativo in Italia, Axerta Investigation Consulting, tramite il suo Osservatorio Nazionale sulle Investigazioni Aziendali, ha presentato di recente una serie di statistiche sul fenomeno.
Si tratta di una prima iniziativa di studio e di ricerca mirata allo sviluppo di nuovi servizi investigativi rivolti ai diversi settori economici, con il fine di ricercare tecniche sempre più efficaci nell'ambito della prevenzione, della deterrenza e dell'indagine interna.

In base alle ricerche di Axerta Investigation Consulting, il fenomeno degli illeciti aziendali è fortemente presente nelle organizzazioni italiane.

In particolare, il 41% degli intervistati ha dichiarato che la propria azienda è stata vittima di frode.
Le aziende più colpite dal fenomeno sono quelle operanti nell'ambito dei trasporti, logistica e spedizioni, seguono le aziende del settore automobilistico, dell’intrattenimento e dei servizi e le aziende manifatturiere, sanitarie ed afferenti il retail & consumer.

L’incidenza media annua registra dalla ricerca di Axerta è pari a 10 fenomeni fraudolenti per ogni azienda, mentre la tipologia di frode più diffusa (87%) resta l’appropriazione indebita di ricchezze aziendali. Seguono con il 73% di risposte, l’utilizzo improprio degli strumenti aziendali a pari merito con l’assenteismo e l’utilizzo improprio di permessi speciali (permessi sindacali, familiari, ex L. 104/92).

L’infedeltà di dipendenti, dirigenti, amministratori e soci è al terzo posto delle cause di frode con il 67% delle risposte (il 53% delle quali è registrata nella sola area acquisti). Seguono gli atti vandalici (47%) e le frodi informatiche (con il 13% di segnalazioni in deciso rialzo), lo spionaggio industriale (13%) e la violazione della proprietà intellettuale (13%). Chiude la concorrenza sleale con il 7% di segnalazioni.

Indispensabile si rileva la figura del Security Manager, infatti la quasi totalità delle aziende intervistate (93%) ha dichiarato di aver intercettato la frode attraverso la funzione di security aziendale interna, fisica ed IT. Segue l’internal audit (73%) che conferma l’importanza delle verifiche di routine interne. A seguire le indagini investigative esterne con il 47% e le delazioni interne (40%).

Ma come hanno reagito le aziende all'evento fraudolento?
Nel 73% dei casi si sono attuati procedimenti disciplinari e nel 67% dei casi si è proceduto con il licenziamento. Nel 60% dei casi l'azienda si è ricolta all'Autorità Giudiziaria mentre nel 40% dei casi si è avvalsa del supporto di una società investigativa esterna.



venerdì 12 giugno 2015

Sentenza Corte Costituzionale n. 37/2015: nullità della cartella impugnata

di Giorgio BRUGHERA*


La sentenza della Consulta n. 37/2015 del 17 marzo 2015 ha fatto decadere le nomine dei “dirigenti incaricati” in quanto violati gli artt. 3, 51 e 97 Cost.

In merito agli atti da questi sottoscritti, nonché quelli sottoscritti dai soggetti da questi delegati, viziati in sede di firma ex L.241/90 da “difetto assoluto di attribuzione”, si è aperta la questione in merito alla loro nullità: con una prima e chiara sentenza della CTR Lombardia, la n. 2184/13/2015, è stata statuita la radicale nullità di tutti gli atti sottoscritti dagli “incaricati” e, di conseguenza, dai soggetti da questi delegati. 

La sentenza 2184 dice: …il punto è che la delega doveva essere concessa sempre da dirigenti legittimamente nominati a seguito di concorso ma non ex-lege come, in realtà, è avvenuto” e specifica che “…sul punto della nullità degli atti amministrativi firmati da dirigenti illegittimi, non sembra esservi ombra di dubbio sulla loro caducità”.

In merito alla rilevabilità della nullità, la CTR afferma: “Per effetto delle norme della legge 241/90, applicabili anche al processo tributario per espressa previsione normativa … la nullità può essere rilevata in qualunque stato e grado del processo, anche d’ufficio come statuito dalla Sentenza n.12104 del 2003 dalla Corte di Cassazione”.

La cartella impugnata è stata emessa in base ad un ruolo formato dalla Direzione Provinciale Milano II, a capo della quale, al momento della formazione e sottoscrizione del ruolo, vi era un “dirigente incaricato” dichiarato poi decaduto.

Il ruolo, come da D.P.R. 602/1973, art.12, comma 4, diventa esecutivo con la firma, anche in forma elettronica, del “titolare dell’ufficio o da un suo delegato”.

In base al D. Lgs. 165/2001 e allo Statuto dell’Agenzia delle Entrate, titolare dell’Ufficio deve essere un dirigente.
Nel caso in specie non essendo, in base alla citata sentenza della Consulta, il Dirigente in possesso di nomina valida ovvero il delegato titolare di una delega valida, vi sono tre effetti:
  1. Il ruolo non è esecutivo, motivo per cui la cartella impugnata è nulla; infatti la cartella di pagamento può essere emessa solo se il ruolo è esecutivo ex art.12, comma 4, D.P.R.602/1973. La mancanza di esecutività del ruolo rende inesigibile la pretesa tributaria, rendendo nullo/annullabile qualunque atto di riscossione ad esso collegato.
  2. Il ruolo non si è formato correttamente ed è nullo per difetto di attribuzione in sede di firma, fatto che viene a coinvolgere in toto la sua validità poiché la giurisprudenza rileva che il ruolo sia un atto amministrativo prodromico alla riscossione coattiva, che si forma e diviene esecutivo con la firma o di un suo delegato: in base alla citata sentenza della CTR “… sul punto della nullità degli atti amministrativi firmati da dirigenti illegittimi, non sembra esservi ombra di dubbio sulla loro caducità”, caducità che investe anche gli atti sottoscritti dai soggetti da questi delegati.
  3. Il ruolo è nullo per omesso controllo ai sensi dell’art.17, comma 1, lett. d) del D.Lgs. 165/2001, che prevede come compito del dirigente, appunto, quello di controllare l’operato del responsabile della pratica. Tale controllo assume una rilevanza essenziale in quanto il dirigente, in tale sede, è l’unica garanzia per il contribuente che il ruolo sia stato formato ed emesso in base al principio di legalità, ai principi di buon funzionamento e imparzialità dell’amministrazione (art.97 Cost.).
La nullità della cartella impugnata si profila dunque sotto tre diversi rilievi d’illegittimità.

*   *   *

Nel caso in cui abbiate riscontrato una serie di irregolarità, ad esempio richiesta di somme che risultano pagate con conseguente duplicazione dell’imposta in spregio al divieto dell’art.163 D.P.R. 600/73, potete aggiungere una frase di questo tenore al terzo motivo dell’eccezione:

E’ evidente, stante le eccezioni, argomentazioni e prove documentali di seguito esposte, che tale controllo sia stato omesso con un palese arbitrio verso il ricorrente, richiesto di somme non dovute e della cui estinzione dell’obbligazione tributaria sottostante, come provato, l’Amministrazione Finanziaria era sicuramente a conoscenza.



* Giorgio BRUGHERA è Dottore Commercialista iscritto all'Ordine di Milano e membro del Gruppo COMBAS



venerdì 5 giugno 2015

Il gruppo di influenza occulta e l'archivio segreto della Esso (di Carlo Calvi)

5^ puntata
[per la 4^ puntata cliccare QUI]


Ian Logie mi confermò di essere stato presente ad incontri tra John Patrick Silcock della Rothschild e Florio Fiorini. Le entità offshore Hydrocarbons e Tradinvest avevano ottenuto emissioni obbligazionarie gestite da NM Rothschild in stretti rapporti con Fiorini. Fiorini lasciò l’ENI e acquisì alla fine del 1982 dall’APSA del Vaticano la Sasea di Ginevra.

Da Ministro del Tesoro Andreatta nella dichiarazione al PM Luigi Fenizia disse di essere stato informato da Carlo De Benedetti di una sua iniziativa di contatto con il Vaticano circa l’esposizione estera dell’Ambrosiano. Al processo per la bancarotta del Banco Ambrosiano a domanda del PM Pierluigi Dell’Osso ha rettificato la precedente dichiarazione precisando che era stato il Vaticano a prendere contatto con De Benedetti e non viceversa.

Secondo Orazio Bagnasco, che doveva partecipare al piano proposto da Florio Fiorini, esisteva uno scambio di informazioni tra Roberto Rosone del Banco Ambrosiano e il consigliere Carlo De Benedetti per il tramite di Francesco Micheli.

Francesco Micheli fu portavoce di Carlo De Benedetti nella vicenda relativa al suo ingresso nel consiglio del Banco Ambrosiano. Io lo incontrai alla nostra casa di Drezzo con Carlo De Benedetti nel novembre 1981. A Drezzo in quel periodo incontrai anche Carlo Binetti che il Ministro Beniamino Andreatta aveva nominato come rappresentante alla Banca di Sviluppo Interamericano di Washington.

Francesco Micheli il 9 agosto del 1982 ha dichiarato al PM Pierluigi Dell’Osso: «avevo avuto occasione di conoscere Roberto Calvi diversi anni prima …all’epoca ero dirigente della Montedison responsabile del settore partecipazioni finanziarie …la Corrocher a vedermi scoppiava a piangere».

Francesco Micheli, proveniente dall’esperienza nella Montedison di Eugenio Cefis, cenò con mio padre e Florio Fiorini il 9 giugno 1982. Alla cena partecipò Karl Kahane cugino del Barone Edmond de Rothschild.

Enrico Mattei fu partigiano, prossimo alla Democrazia Cristiana, finanziatore di tutti i partiti come Eugenio Cefis. La sua morte si incrocia con le indagini sul tentato colpo di stato del principe Borghese su cui testimoniò Raffaele Girotti. In Canada, conobbi a Edmonton Raffaele Girotti, succeduto a Eugenio Cefis alla presidenza dell’ENI. Felice Guarducci, che era stato presentato a Raffaele Girotti da Erminio Pennacchini, grande esperto di ENI e servizi, doveva interessarsi delle sabbie bituminose per Ultrafin Canada del Gruppo Ambrosiano.

Franca Mangiavacca segretaria di Mino Pecorelli ha testimoniato alla PM Elisabetta Cesqui che OP si interessò allo scandalo dei petroli e che tra le fonti vi erano i generali Vito Miceli e Gianadelio Maletti. Vito Miceli, lo incontrai a Washington con mio padre e Phil Guarino, era prossimo a Licio Gelli, il generale Maletti ha avuto stretti rapporti con Eugenio Cefis.

La corrispondenza tra Sismi e Guardia di Finanza di Milano, acquisita dal Dott. Antonio Pizzi al procedimento per la bancarotta Ambrosiano, mostra che le indagini in relazione alle stragi su Licio Gelli e riguardo a ENI e Montedison furono sostanzialmente scontata su questo aspetto.



Giorgio Corsi, Bruno Tassan Din, Florio Fiorini, Francesco Micheli sono i discendenti del sistema Cefis per generare con operazioni su cambi e petrolio delle risorse al riparo dei controlli italiani e compaiono in tutte le tappe drammatiche della vicenda di mio padre.

Esisteva un gruppo di influenza occulta dei notabili e uno dei corpi separati dello stato e forse erano la stessa cosa. Licio Gelli era in possesso dell’archivio della Esso che Vincenzo Cazzaniga usava per far pressioni su Eugenio Cefis.

Carlo CALVI


lunedì 1 giugno 2015

"Se i servizi fossero stati affidabili avrei potuto investirli …ma non mi fidavo" (di Carlo Calvi)

4^ puntata
[per la 3^ puntata cliccare QUI]


Acqua Marcia era una partecipazione di Montedison quando Eugenio Cefis ne fu presidente.
ENI, Montedison, Banca Nazionale del Lavoro e FIAT avevano creato una finanziaria, la Capitalfin a Nassau Bahamas. Leonardo Di Donna, diretto superiore di Florio Fiorini era membro del consiglio di amministrazione di Capitalfin e il Prof. Alberto Ferrari di B.N.L. ne era presidente. Di Donna testimoniò al processo per la bancarotta del Banco Ambrosiano il 17 luglio 1991 che FIAT ne uscì per contrasti di Agnelli con Ferrari: «l’ingresso dell’Ambrosiano nella Capitalfin faceva parte di un accordo con BNL …difficile spiegare perché il Banco si sia messo in quella situazione».

Io ho conosciuto l’avvocato di Alberto Ferrari a Nassau, presso Lennox Paton, con cui feci due visite alle isole del Caimano.

Secondo Di Donna: «fu Giorgio Mazzanti a dirmi che Licio Gelli si interessava all’affare ENI-Petromin …si voleva acquistare la stampa italiana …l’intervento della società Acqua Marcia nel giugno 1982 non era un piano di salvataggio del Banco Ambrosiano …l’ENI é riuscito a rientrare del 90% dei suoi crediti con il Banco Ambrosiano».

Di seguito la partecipazione di Acqua Marcia nel bilancio di Capitalfin International Ltd di Nassau al 31 luglio 1978 siglata da Giacomo Botta e Carlo Costa l’ 8 febbraio 1979 e bilancio della panamense Belrosa del Vaticano, creditrice di Capitalfin al 31 maggio 1979 :





Carlo Costa fu interrogato dal giudice istruttore Renato Bricchetti il 9 ottobre 1984: "entrai nel consiglio di Capitalfin nel 1978 convinto di rappresentare BAOL e non Belrosa …ai consigli venivano anche Giorgio Corsi, Leonardo Di Donna e Florio Fiorini …la Capitalfin aveva un importante investimento nell’Acqua Marcia".

Il carteggio originale del 1979 tra Carlo Costa e mio padre relativo alla partecipazione di Capitalfin in Acqua Marcia é reso disponibile cliccando su Link.

Il 19 novembre 1982 il teste, Ministro del Tesoro, Beniamino Andreatta esibì al PM Luigi Fenizia il piano della direzione finanziaria dell’ENI per la presa di controllo del gruppo Banco Ambrosiano da parte di Acqua Marcia.
Gli era stato consegnato la sera del 21 giugno 1982 dal suo direttore generale dal 18 gennaio 1982 Mario Sarcinelli ed ora disponibile cliccando su Link.

Nell'audizione al processo per la bancarotta del Banco Ambrosiano del 14 giugno 1991 Mario Sarcinelli ha dichiarato: "il 21 giugno del 1982 ebbi la visita di Florio Fiorini preceduta da una pressante telefonata …proponeva che l’ENI costituisse un fronte dei creditori del Banco Ambrosiano …non sapevo a quale gruppo finanziario appartenesse Acqua Marcia…ero stato attirato in un tranello …chiamai al citofono il Ministro e chiesi di essere ricevuto immediatamente …di lì a qualche giorno Florio Fiorini venne esonerato …non ho ricevuto messaggi di Licio Gelli …non vi sono fatti concreti che collegano il mio arresto del 24 marzo 1979 e l’episodio".

Il Ministro del Tesoro precisò: "avevo sollecitato Calvi a procedere ad una certificazione di bilancio consolidato del gruppo …con il Governatore della Banca d’Italia interpellammo le maggiori banche su una scissione delle posizioni debitorie del Banco Ambrosiano SPA da quelle della Holding lussemburghese …dissero di ritenere pericoloso un orientamento di tal genere".

Il senatore Beniamino Andreatta testimoniò anche al processo per la bancarotta del Banco Ambrosiano: "il piano Fiorini con informazioni indipendenti dalle autorità portava alla continuazione della gestione del Banco … occorreva una ricapitalizzazione …gli azionisti si trovano nelle stesse situazioni che si verranno a determinare con i warrants".

Nella sua audizione il senatore Andreatta aggiunse: "…se i servizi fossero stati affidabili avrei potuto investirli …non mi fidavo". Beniamino Andreatta ha dichiarato di aver proseguito il dialogo in una serie di incontri con l’incaricato della Segreteria di Stato del Vaticano Mons. Gianfranco Piovano e un banchiere rappresentante della banca Rothschild.
Mons. Gianfranco Piovano é stato recentemente chiamato in causa dal prelato Nunzio Scarano...
[5^ e ultima puntata]




venerdì 29 maggio 2015

Il progetto di liquidità conservato alle Bahamas (di Carlo Calvi)

3^ puntata
[per la 2^ puntata cliccare QUI]


Florio Fiorini nel suo interrogatorio del 29 marzo 1985 ha dichiarato di aver proposto a Filippo Leoni, responsabile dell’estero al Banco Ambrosiano, operazioni passive con reciproche attive, prima del 1980.
I prestiti di Tradinvest a Banco Ambrosiano Andino di quell'anno erano condizionati a operazioni a favore di Hydrocarbons di Zurigo. Giacomo Botta e Carlo Costa gli avevano prospettato in precedenza dei «back to back» per far fronte a crisi di provvista.
Giacomo Botta lo ha negato al processo per la bancarotta del Banco Ambrosiano.

I fogli che seguono permettono di identificare la calligrafia di Giacomo Botta, direttamente sottoposto a Filippo Leoni, responsabile estero che era impedito da una fobia a viaggiare in aereo.


Giacomo Botta fu interrogato al processo sulle riunioni del comitato di credito a Lugano ma non sul suo progetto di liquidità in manoscritto originale scaricabile cliccando il link, conservato da mio padre alle Bahamas e largamente utilizzato dalla Guardia di Finanza nei rapporti ai Giudici Istruttori.

Il progetto di liquidità e la lite che seguì a Nassau tra i liquidatori del Banco Ambrosiano Overseas Limited di Nassau (o BAOL) e i revisori contabili Coopers & Lybrand, confermano che i primi prestiti esteri dell’ENI a Banco Ambrosiano risalgono al 1978, come mostra il telex di Carlo Costa a Pierre Siegenthaler con chiave Giacomo Botta.

Anche i liquidatori di Banco Ambrosiano Holdings Lussemburgo hanno evidenziato i passaggi di molte di queste operazioni tra «Giacomo» e «Pierre».


La Guardia di Finanza andò più oltre: "espongono dal 1978 prestiti a favore di BAH da parte di due banche classificate come appartenenti al gruppo ENI …lo IOR ha trattato gli importi nel contesto dei depositi del circuito UTC".


Acqua Marcia era una partecipazione di Montedison quando Eugenio Cefis ne fu presidente. 
ENI, Montedison, Banca Nazionale del Lavoro e FIAT avevano creato una finanziaria, la Capitalfin a Nassau Bahamas...
[4^ puntata]




lunedì 25 maggio 2015

Il vero proprietario del Corriere della Sera (di Carlo Calvi)

2^ puntata
[per la 1^ puntata cliccare QUI]


Le confidenze di Salim Lakhdari, braccio destro di Alberto Cefis rappresentante del fratello Eugenio nella mia città di Montreal, mi confermarono anni dopo che l’esperienza partigiana di Eugenio Cefis aveva attratto l’attenzione di Enrico Mattei che era però al corrente del suo opportunismo.

L’indagine interna degli archivi di Vincenzo Cazzaniga presso la Esso, condotta dalla Standard Oil di cui Ian Logie, ha fatto emergere una complessa contabilità occulta costituita con l’ausilio del Prof. Alberto Ferrari della B.N.L..
Vincenzo Cazzaniga e la Esso avevano permesso a Eugenio Cefis di ottenere diritti minerari in Canada e usavano queste informazioni come mezzo di pressione sullo stesso Cefis.

Nel maggio successivo e su mia sollecitazione, la Direzione Investigativa Antimafia invitò Vincenzo Cazzaniga ad essere sentito come testimone dal Sostituto Procuratore Elisabetta Cesqui.


Cazzaniga alla PM Cesqui disse: "Gelli mi fece telefonare chiedendo di incontrarmi …al Hotel Excelsior ricordo di aver visto Giorgio Mazzanti …ero inquisito in procedimento penale a Roma ...Gelli ostentava di essere al corrente dello stato del procedimento …era venuto in possesso del mio archivio presso la Esso che non era stato sequestrato…mi mostrò copie che riconobbi …furono emessi provvedimenti restrittivi nei miei confronti dopo il trasferimento dell’istruttoria al giudice Guido Catenacci".

Cito dal verbale: "Bastogi International con sede a Nassau era braccio della Bastogi Finanziaria …Roberto Calvi consigliere di Bastogi Finanziaria voleva realizzare più stretti rapporti tra Bastogi International e Cisalpine …i contatti con Nassau erano tenuti da Ludovico del Balzo …il contatto con Roberto Calvi lo ebbi tramite Giorgio Corsi".

Giorgio Corsi, mente finanziaria della Montedison di Eugenio Cefis, era sovente ospite alla nostra casa di Drezzo.

Lo incontravo all'estero in numerose occasioni con mio padre, l’ultima a Washington con Ugo Stille. Il Banco Ambrosiano e mio padre furono alleati delle manovre finanziarie di Eugenio Cefis e Giorgio Corsi di Montedison nella prima metà degli anni settanta, parteciparono nell'acquisto del Corriere della Sera.

Eugenio Cefis, Licio Gelli ed altri dopo di loro hanno influito sulle istituzioni adeguandosi ai gruppi di potere in Italia e ai vincoli azionari e finanziari.

Dal 1974 al 1977 Cefis fu il reale proprietario di Rizzoli-Corriere della Sera.
Come ha scritto Bruno Tassan-Din: "l’intreccio ENI-Corriere era iniziato con Moratti nel 1972 …il Corriere era in situazione di decozione …l’acquisizione non poteva essere realizzata senza l’intervento di Cefis-Montedison data l’assoluta mancanza di disponibilità finanziaria della Rizzoli".

Io consegnai a Nassau a Maurizo De Luca e Franco Giustolisi del settimanale «L’Espresso», la documentazione relativa al contratto tra Rizzoli e Montedison firmata a Lugano il 6 agosto 1975, e custodita in una cassaforte di mio padre, Roberto Calvi, alle Bahamas.

Il verbale dei Giudici Istruttori, Antonio Pizzi e Renato Bricchetti, del 1983 conclude "la Signora Calvi e Carlo Calvi avevano manifestato l’intenzione di consegnare la documentazione" l’accordo include il finanziamento, lo schema di acquisizione nonchè l'intervento sulla linea editoriale.
La azioni del Corriere erano in garanzia a Montedison all'estero (per scaricare la documentazione appena citata cliccare QUI).

Riconosco nelle sue parole il Tassan Din che telefonava assiduamente a casa nostra a Milano: "irrilevanza del capitale sociale …indebitamento elevatissimo …gestione in perdita …fabbisogno per far fronte agli stipendi".

Coopers & Lybrand a Bahamas hanno documentato le operazioni di Cisalpine Overseas Bank Limited di Nassau - Bahamas, poi divenuta Banco Ambrosiano Overseas Limited (o BAOL), con Montedison Holding Company Zurigo e Montedison International Establishment Vaduz, create da Giorgio Corsi, che vennero revocate quando Eugenio Cefis lasciò Montedison.


Giorgio Corsi aveva seguito Cefis in Montedison, succeduto al posto di direttore finanziario dell’ENI da Florio Fiorini, proveniente da una esperienza a Banca Toscana .

Florio Fiorini era uomo di Flaminio Piccoli, che si ritrova nella documentazione Rizzoli appena riprodotta.

A Bahamas mio padre mi parlò della esposizione dell’ENI con le entità estere del Gruppo Ambrosiano e di ricevute di Flaminio Piccoli che conservava. Deve averle recuperate durante l’ultima visita perché non le ritrovai. Il giudice istruttore Francesco Misiani, che incontrai a Washington, assolse Flaminio Piccoli dalle accuse di associazione a delinquere e peculato.
[3^ puntata]



giovedì 21 maggio 2015

Un disegno politico perseguito da Cefis (di Carlo Calvi)

1^  puntata


"Era in corso il disegno politico perseguito da Cefis di rastrellamento della stampa quotidiana ...Suggeritore di pressoché tutti i giornali italiani …a posteriori i disegni di Gelli sembrano addirittura copiati da quelli di Cefis". Sono le parole di Bruno Tassan Din, in una memoria del 1984 depositata nel processo Rizzoli.

Tassan Din riassunse la sua esperienza all'udienza del 4 marzo 1991 al processo per la bancarotta del Banco Ambrosiano "…giovanissimo sono diventato Vicedirettore Generale del Gruppo Montedison responsabile della divisione tessile delle fibre chimiche e all'entrata di Eugenio Cefis sono stato chiamato alla Rizzoli dal Presidente del Collegio Sindacale Dott. Mino Spadaccini".

Eugenio Cefis militò con dubbia fama in una formazione partigiana guidata da John McCaffery del Special Operations Executive, il servizio segreto britannico in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale.
McCaffery passò dallo spionaggio alle banche, divenendo padrino dell’intesa tra i banchieri inglesi Hambros e Michele Sindona per rastrellare azioni Bastogi.
É in quella veste che incontrai John McCaffery a Milano con mio padre.

L’accordo siglato in originale da Jocelyn Hambro nel marzo 1971, riportato qui di seguito, era conservato nelle casseforti di mio padre alla Bahamas.

(click per allargare l'immagine)

Michele Sindona e Eugenio Cefis si ritrovarono in campi avversi e mio padre nel mezzo.

Cefis attuò all'inizio del 1971 un rimaneggiamento di partecipazioni incrociate allora assai in voga.
Italpi controllata di Montedison, di cui Cefis era divenuto presidente, doveva fondersi con Bastogi. Cefis, grazie ad una alleanza con Carlo Pesenti, azionista Bastogi avrebbe controllato l’azienda risultante dalla fusione, a sua volta controllante azioni Montedison.

A sbarrare la strada si trovava Michele Sindona che lanciò un assalto a Bastogi al fine di impossessarsi delle banche di Carlo Pesenti, di cui questa azienda era azionista.

Sindona, di concerto con Hambros e al fine di attuare il suo piano di controllo di Bastogi, si assicurò all'inizio dell’estate del '71 il controllo della Centrale, presieduta da Ettore Lolli della Ras di Carlo Pesenti. Per sconfiggere le resistenze di Cefis e Pesenti, Sindona intentò due mesi più tardi una azione legale per bloccare la fusione Italpi-Bastogi.
Westdeutsche Landesbank Girozentrale per conto di Sindona, in una operazione ideata da mio padre, presentò alla Borsa di Milano una offerta pubblica di acquisto di azioni Bastogi. Il sindacato Bastogi guidato da Cefis e Pesenti chiese allora l’intervento del Governatore della Banca d’Italia Guido Carli.

Una telefonata di Guido Carli a Jocelyn Hambro fu decisiva.

In quel frenetico settembre lavoravo al 41 Bishopsgate della Hambros Bank con Raffaele Bonacossa della Banca Privata. Mario D’Urso della Kuhn Loeb, mi prestava una attenzione assidua. D’Urso propose un incontro tra mio padre e Ettore Lolli a Londra.
Fui convocato giovanissimo ai piani alti della Hambros ove Jocelyn Hambro mi aveva richiesto un breve incontro: l’OPA Bastogi era fallita.

Si riporta di seguito la rinuncia dei soci esteri di Michele Sindona alle azioni legali contro la fusione Italpi-Bastogi.


Di seguito il documento con le istruzioni della Radowal di Vaduz alla Banca del Gottardo di vincolare azioni Bastogi a favore della Cisalpine Overseas di Nassau - Bahamas, del gruppo Banco Ambrosiano:


L’avvocato Colin McFadyean, il cui biglietto da visita fu ritrovato sul cadavere di mio padre sotto il ponte Blackfriars, ha scritto a Jeffrey Katz della Kroll Associates : "Ho consultato i fascicoli su Bastogi …incorporai Bastogi UK …i nomi sono Carlo Pesenti, Raffaele Ursini, Ludovico del Balzo …in particolare Vincenzo Cazzaniga".

Era l’aprile 1993 e chiesi a Ian Logie, direttore finanziario della Esso Europe negli anni sessanta, di riassumere i rapporti tra Vincenzo Cazzaniga e Eugenio Cefis.
Logie fu membro del consiglio di Williams & Glyns, European Banking Co. e International Energy Bank.

Lo avevo incontrato con mio padre a Milano negli anni settanta e in seguito alla conferenza del Fondo Monetario Internazionale di Washington dell’autunno 1980. Il mio interesse fu sollecitato dal fatto che Ian Logie aveva condotto con Jack Bennett e Harold Cruikshank l’indagine interna sui fondi neri della Esso Italiana.
La foto lo ritrae, primo in fondo a destra, con mio padre e Carlo Cito Filomarino e Jean de Roquefeuil, Jean-Maxime Lévêque che conobbi al Credit Commercial de France.


(click per allargare l'immagine)

Ian Logie che conosceva bene l’arcivescovo Paul Marcinkus dello IOR e Florio Fiorini dell’ENI, principale creditore estero del Banco Ambrosiano, fece una dichiarazione sorprendente.
Già dalla fine degli anni settanta la Banca del Gottardo, la Ultrafin A.G. e la Arab Latin American Bank di Lima Perù, offrivano depositi di loro clienti fuori bilancio su base fiduciaria a condizione di ottenere depositi interbancari con le banche del Gruppo Ambrosiano.

Vincenzo Cazzaniga, presidente della Esso e prossimo al Cardinale Giuseppe Siri di Genova, fu grande artefice di pagamenti a partiti politici in Italia ma fu costretto dalle indagini sui fondi neri a lasciare la Esso. Cazzaniga divenne Presidente della Bastogi International grazie a l’ex Special Operations Executive britannico John McCaffery, come già detto, dirigente del gruppo partigiano a cui appartenne Eugenio Cefis.

Le confidenze di Salim Lakhdari, braccio destro di Alberto Cefis rappresentante del fratello Eugenio nella mia città di Montreal, mi confermarono anni dopo che...
[2^ puntata]




lunedì 18 maggio 2015

Carlo Calvi racconta Eugenio Cefis in una ricostruzione inedita ed esclusiva

"Era in corso il disegno politico perseguito da Cefis di rastrellamento della stampa quotidiana …suggeritore di pressoché tutti i giornali italiani …a posteriori i disegni di Gelli sembrano addirittura copiati da quelli di Cefis".

E' questo l'incipit di una serie di articoli inediti di Carlo Calvi che saranno pubblicati in esclusiva dal blog a partire da questa settimana.
Si tratta di un'analisi rigorosa basata su documentazione di primaria importanza, contenuta negli atti giudiziari o reperita nelle casseforti delle Bahamas appartenute al padre - Roberto Calvi - e costituita da accordi segreti, istruzioni riservate, prospetti intricatissimi di ripartizione di quote azionarie e da corrispondenza privata.

(Eugenio Cefis)

Ne viene fuori una ricostruzione inedita di fatti vissuti anche personalmente da Carlo Calvi, che, se non fossero dimostrati da documentazione ufficiale (anche fotografica), sembrerebbero il prodotto della più fervida fantasia di un genio del romanzo giallo e di spionaggio.
Infatti le vicende terrene di Eugenio Cefis, nella sua qualità di Presidente della Montedison, si intrecciano con quelle di ex agenti dei servizi segreti di Sua Maestà Britannica, di uomini di cosa nostra, di esponenti della finanza internazionale e del mondo economico e politico italiano.

(Eugenio Cefis con Giulio Andreotti)

Tutto questo in uno scenario in cui l'Istituto per le Opere di Religione (IOR), tramite il suo Presidente Mons. Paul Casimir Marcinkus, operava in modo spregiudicato nella finanza locale e internazionale, grazie ad accordi non ufficiali e ai legami con importanti personalità appartenenti alla massoneria.

Ne deriva quindi uno spaccato noir della storia della Repubblica Italiana degli anni '70 e '80, in cui complesse contabilità occulte, seppur celate in archivi riservati, erano utilizzate come mezzo di persuasione per raggiungere determinati scopi.

Leggeremo quindi delle trame legate al tentativo di scalata di Michele Sindona alla Bastogi Finanziaria con il fine di impossessarsi delle banche di Carlo Pesenti, la cui OPA (l'operazione fu ideata da Roberto Calvi) fallì nel 1971 a favore del fondatore di Mediobanca, Enrico Cuccia. E ancora, di come Cefis governava l'informazione tramite il gruppo Rizzoli-Corriere della Sera. E dell'uso dei depositi "back to back" per far fronte alle crisi di liquidità e di provvista del Banco Ambrosiano. Ma anche delle vicende collegate alla società Acqua Marcia e alla sua catena di controllo che portava sino a Nassau, Bahamas.

Ancora una volta Carlo Calvi ha scelto il nostro blog "Fraud Auditing & Forensic Accounting" per diffondere i suoi scritti, frutto di tanto lavoro di analisi e ricostruzione documentale integrato dai ricordi personali.
E di questa dimostrazione di fiducia e di condivisione delle finalità del blog, anche a nome dei lettori, si ringrazia vivamente Carlo Calvi.

s.m.


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1^ puntata

2^ puntata

3^ puntata

4^ puntata

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venerdì 15 maggio 2015

Gruppo COMBAS su RAI 2 (VIRUS - Il contagio delle idee)

IL Gruppo COMBAS ci informa che il 14 maggio 2015 nel corso della trasmissione di RAI 2, VIRUS – IL CONTAGIO DELLE IDEE, è stato trasmesso il servizio sui dirigenti decaduti dell’Agenzia delle Entrate, un tema seguito e studiato dal Gruppo fin dalla sue fondazione (cliccare QUI per il filmato).



A nome del Gruppo COMBAS, Maurizio Cassano (Dottore Commercialista) ha esposto i motivi della nullità degli atti sottoscritti, direttamente o tramite funzionari da questi delegati. Anche Maurizio Reggi, il rappresentante del sindacato dei dirigenti pubblici, ha sollevato l’eccezione di incostituzionalità.
E’ stato fornito in trasmissione un primo elenco delle 21 Direzioni Provinciali di cui finora si è potuta accertare la guida da parte di un dirigente decaduto.

Il Sottosegretario alle Finanze, On. Enrico Zanetti, dopo aver proclamato con assoluta certezza la validità di qualsiasi atto sottoscritto dai dirigenti decaduti, è apparso in difficoltà su precise domande del conduttore, affermando poi che, comunque, sulla nullità degli atti avrebbero poi deciso le Commissioni Tributarie.

Il Gruppo COMBAS comunica a tutti i colleghi operatori del mondo tributario (commercialisti, avvocati, tributaristi) che è a disposizione per fornire gratuitamente l’eventuale supporto tecnico e motivazionale ai loro ricorsi.

Sito internet del Gruppo COMBAS: www.gruppocombas.it 
Indirizzo mail del Gruppo COMBAS: gruppocombas@gmail.com



martedì 12 maggio 2015

Tecniche di fraud auditing applicate alle consulenze fiscali

Oggi più di ieri il consulente fiscale è tenuto ad entrare nel merito delle transazioni commerciali dell'azienda sua cliente. E lo deve fare con lo spirito del fraud auditor.

Lo sostiene la Sentenza n. 19335 della Corte di Cassazione, depositata l'11 maggio 2015, nella quale si afferma che un professionista esperto non può non ravvisare gli elementi evidenti di una frode fiscale.


Ma quali sono gli elementi ritenuti evidenti dai giudici di legittimità?
Gli indizi rivelatori della frode fiscale (le famose "red flags" nello slang dei fraud auditor) possono riassumersi nei seguenti fattori:
  1. assenza di sedi operative adeguate al giro di affari;
  2. assenza di trattative commerciali con clienti e fornitori (inesistenza di contratti e ordini di fornitura, di tariffari, di specifiche tecniche di prodotto eccetera);
  3. presenza di un elevato numero di note di credito;
  4. pagamenti contestuali alla data di emissione della fattura;
  5. emissione di fatture di acquisto identiche a quelle di vendita;
  6. prodotti venduti a prezzi inferiori rispetto a quelli di acquisto;
  7. elevati crediti IVA generati dalle operazioni aventi le caratteristiche elencate ai punti precedenti.
In buona sostanza il professionista che non si accorge di avere a che fare con una società "cartiera", pur avendone gli elementi idonei a considerarla tale, risponde in concorso con l’amministratore della società per aver emesso e dichiarato documenti falsi (artt. 2 e 8 del D.Lgs. 74/2000).