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martedì 11 dicembre 2012

Operazione Bellatrix – Rizzoli Editore (1^ Puntata)

di Carlo Calvi

Il Banco Ambrosiano era soggetto a restrizioni riguardo alla detenzione di partecipazioni in aziende non bancarie in Italia e alla estensione di crediti all'estero senza autorizzazione degli organismi di sorveglianza.
Banco Ambrosiano Holdings di Lussemburgo e le sue controllate non erano soggetti allo stesso regime. Banco Ambrosiano Holdings non applicava la prassi dei bilanci consolidati di gruppo.
Questo consentiva ai dirigenti di spostare posizioni tra le società estere del gruppo al fine di sfuggire ai controlli e alle conseguenti esigenze degli auditors.

Umberto Ortolani, i suoi famigliari e società a loro facenti capo, spesso in America Latina, si sono ritrovati a controllare la preponderanza dei fondi originati dalle operazioni Bellatrix.
Umberto Ortolani era il principale azionista del Banco Financiero Sudamericano di Montevideo in Uruguay, in cui mio padre deteneva una partecipazione di minoranza. Ortolani, che ha vissuto all'estero per una parte del periodo successivo alle operazioni, ha sostenuto nella sua difesa in Italia, la responsabilità di Bruno Tassan Din nella disposizione dei fondi. Tassan Din era l'amministratore delegato di Rizzoli Editore S.p.A..
Umberto Ortolani e Bruno Tassan Din sono responsabili della costituzione delle società beneficiarie di conti presso la banca Rothschilds di Zurigo che vennero a ricevere i fondi Bellatrix (Sentenza del Tribunale di Milano n. 1390 del 16 aprile 1992 e della Corte di Cassazione Penale, Sentenza n. 8327 del 14 luglio 1998).

Bellatrix S.A. era una società panamense la quale, secondo la prassi, aveva come amministratori personale subalterno di Banco Ambrosiano Overseas Limited di Nassau, Bahamas.
Bellatrix era controllata da Intermarket Trading S.A. di Panama, che deteneva tutte le azioni per conto di Manic S.A. di Lussemburgo.

I titoli azionari al portatore di Manic furono consegnati dall'Istituto per le Opere di Religione (o IOR) ai Liquidatori di Banco Ambrosiano Holdings contestualmente all'entrata in vigore della transazione con le banche estere avvenuta il 25 maggio 1984. L'Appendice V di tale accordo è riprodotta qui di seguito.

Fonte : Accordo stipulato il 25 maggio 1984 tra Banco Ambrosiano S.p.A.,
Banco Ambrosiano Holdings S.A., Banco Ambrosiano Overseas Limited di Nassau
e Istituto per le Opere di Religione (IOR).
(click per ingrandire) 


Bellatrix S.A. risultò beneficiaria di tre distinti trasferimenti indicati come segue :

1 - US$ 46.537.683,28 ricevuti il 10 febbraio 1981

2 - US$ 95.000.000 ricevuti il 30 aprile 1981

3 - US$ 7.785.945,08 ricevuti il 29 gennaio 1982

È importante notare come queste operazioni coincidano con la definitiva perdita del passaporto da parte di mio padre.

In occasione della prima operazione il Banco Ambrosiano S.p.A. diede le istruzioni iniziali. Il fine del primo trasferimento era di attuare l'acquisizione da parte di Bellatrix delle 189.000 azioni Rizzoli Editore S.p.A. detenute da Rothschilds per conto di Andrea Rizzoli e di permettere a Bellatrix di ottenere il diritto di sottoscrivere l'emissione di nuove azioni.
Rothschilds doveva continuare a detenere fiduciariamente le azioni Rizzoli per conto di Bellatrix. L'operazione fu attuata da Banco Ambrosiano Andino di Lima, Perù.

I fondi una volta ricevuti da Rothschilds furono divisi in conti intestati a società costituite da Umberto Ortolani e Bruno Tassan Din o da questi indicati.

Le indagini condotte dai Liquidatori del Banco Ambrosiano Holdings S.A. hanno accertato che i fondi furono poi distribuiti in conti accesi in Svizzera o in Uruguay controllati dalla famiglia Ortolani e in conti controllati da Bruno Tassan Din.


Fonte: Affidavit di Brian Smohua in Banco Ambrosiano Andino c. Ansbacher. 
(click per ingrandire)


È importante notare che dal settembre ‘77 Umberto Ortolani era membro del Consiglio di Amministrazione della Rizzoli Editore S.p.A. ove aveva sostituito Andrea Rizzoli, sua conoscenza di vecchia data. Mentre Bruno Tassan Din era la figura dominante di Rizzoli. Ricordo che Tassan Din telefonava a casa nostra a Milano quasi ogni sera. Ortolani e Tassan Din sembrano aver disposto di queste somme come se fossero di loro pertinenza.

Bellatrix ricevette a fronte di questi esborsi 189.000 azioni Rizzoli Editore S.p.A. detenute per suo conto, in base ad un accordo fiduciario, da Rothschilds. Questa prima operazione doveva anche costituire il diritto da parte di Bellatrix di acquisire 378.000 nuove azioni di Rizzoli Editore.


Telex del 6 febbraio 1981 inviato dal Ambrosiano Services Lussemburgo a Rothschild Zurigo.
(click per ingrandire)


La seconda operazione fu pure formalmente attuata dal Banco Ambrosiano Andino su istruzioni di Banco Ambrosiano Overseas Limited di Nassau - Bahamas, indicando Bellatrix come beneficiaria. Come nella prima operazione i fondi furono trasferiti a Rothschilds che li divise direttamente tra conti di società costituite da Umberto Ortolani e Bruno Tassan Din.
Di quì queste disponibilità furono distribuite dagli stessi verso destinazioni con caratteristiche simili alla prima operazione.



Fonte: Affidavit di Brian Smouha in Banco Ambrosiano Andino c. Ansbacher & Co (1983).

(click per ingrandire)

Delle somme versate da Bellatrix, sin qui descritte, $ 32.746.536 furono depositati da Bruno Tassan Din presso la banca Ansbacher & Co. di Dublino tramite una serie di professionisti di New York e sulla base di complesse istruzioni di gestione con altre istituzioni.


Disponibilità di Antonia Cori per Bruno Tassan in conto Marsanny poi trasferiti alla banca Ansbacher & Co.
Fonte: Affidavit di Brian Smouha in Banco Ambrosiano Andino c. Ansbacher & C0 (1983).
(click per ingrandire)


Parte di questi investimenti erano gestiti da entità in cui figurava Gilbert de Botton. Gilbert de Botton era membro del Consiglio di Amministrazione di Rizzoli Editore e, con il collega Juerg Heer, responsabile dell'operatività dei conti Rothschilds.
Juerg Heer doveva assumere un ruolo di primo piano all'inizio degli anni novanta quando dovette dimettersi da Rothschilds e offrì testimonianze nell'ambito delle indagini romane relative all'omicidio di mio padre.

I Liquidatori del Banco Ambrosiano Holdings S.A. ottennero una ingiunzione per i fondi presso Ansbacher. Tassan Din si servì nella sua difesa di rappresentazioni dell' Avv. Gaetano Pecorella, con il quale aveva avuto un ruolo di intermediario di primo piano con la Magistratura durante il processo valutario in cui mio padre era stato imputato a Milano nel giugno 1981.

Ne seguirono una serie di schermaglie legali tra le liquidazioni del Banco Ambrosiano Holdings S.A. e del Banco Ambrosiano S.p.A., che pure pretendeva questi fondi. Questo portò alla redazione e firma da parte delle tre Liquidazioni Banco Ambrosiano S.p.A., Banco Ambrosiano Holdings S.A. e Banco Ambrosiano Overseas Limited di Nassau del "Recoverable Funds Agreement" che doveva regolare la spartizione dei ricuperi tra le Liquidazioni per gli anni che seguirono.


La terza operazione di US$ 7.785.945,08, pure eseguita da Banco Ambrosiano Andino e sempre come beneficiaria Bellatrix, servì alla sottoscrizione di 378.000 nuove azioni Rizzoli Editore S.p.A. e al conseguente adeguamento dell'accordo fiduciario con Rothschilds. 
I fondi furono distribuiti con modalità analoghe a quelle descritte con riferimento alla prima e alla seconda operazione.


Con le prime due operazioni, nello spazio di tre mesi, $ 142.000.000 furono trasferiti da Banco Ambrosiano Andino a Bellatrix, con l’intermediazione del Banco Ambrosiano Overseas Limited di Nassau, e questo con limitato supporto documentale presso Andino.
I fondi vennero distribuiti su istruzione di Umberto Ortolani e di Bruno Tassan Din. Solo la parte che finì nella complessa rete di conti di Tassan Din presso Ansbacher fu bloccata dai Liquidatori.

Non pretendo di dare un'interpretazione dell'operazione descritta ma di suggerire alcune considerazioni che rimando alla seconda puntata che sarà pubblicata tra pochi giorni.

[2^ puntata]


martedì 4 dicembre 2012

E' nata AssoTAG

In data 22 novembre 2012 è stata costituita l’Associazione nazionale denominata “Associazione Italiana dei Periti e dei Consulenti Tecnici nominati dall'Autorità Giudiziaria”, in breve AssoTAG.

A chi si rivolge AssoTAG?
L'Associazione si rivolge ai Consulenti Tecnici, ai Periti e agli Ausiliari nominati da Procure della Repubblica, Tribunali e Polizia Giudiziaria per lo svolgimento di analisi tecniche inerenti le discipline a contenuto economico-finanziario. In particolare in ambito:
  • amministrativo, tributario e previdenziale; 
  • bilancistico e contabile; 
  • bancario, finanziario, assicurativo e creditizio; 
  • valutativo dei processi e di diagnostica degli strumenti finanziari e dei patrimoni mobiliari; 
  • valutativo di aziende, enti patrimoniali, situazioni aziendali e avviamento; 
  • valutativo di sistemi aziendali di controllo interno e di modelli organizzativi e gestionali; 
  • estimativo di patrimoni immobiliari, gare e contratti d’appalto, capitolati, forniture, avanzamento lavori; 
  • estimativo di danni economici;
  • in materia di inventari e rendiconti.
L'esperto che ha svolto almeno un incarico peritale o consulenziale a favore dell’Autorità Giudiziaria può chiedere di diventare Socio Ordinario di AssoTAG.


L'Associazione è aperta ai soli professionisti che hanno maturato esperienze?
No. L'Associazione è aperta anche a coloro che non hanno maturato esperienze ma che ambiscono ad intraprendere un percorso formativo finalizzato a diventare un giorno CTP/CTU. Penso, ad esempio, ai molti studenti di economia che sono interessati all'attività professionale di fraud auditor o ai ricercatori e accademici che studiano il fenomeno della criminalità economica. Chiunque faccia parte di questa categoria può entrare a far parte di AssoTAG in qualità di Socio Aggregato.

Ma perché costituire un'associazione simile?
Oggigiorno un Perito o un Consulente Tecnico che opera  quale soggetto di fiducia degli organi dell’Autorità Giudiziaria, ha pochi punti di riferimento. Molti esperti appartengono ad un Albo Professionale, molti altri sono "semplici" consulenti aziendali, altri ancora appartengono ad Associazioni di categoria. I quesiti posti dall'Autorità Giudiziaria sono sempre più spesso di contenuto altamente tecnico e specialistico e riguardano una vastissima gamma di ambiti economico-finanziari, spaziando dalla tradizionale analisi dei bilanci d'esercizio alle ricostruzioni di operazioni back to back, dalle indagini inerenti trust e strutture societarie off-shore, alle valutazioni dei prodotti finanziari derivati. La materia non può essere lasciata al solo sistema ordinistico.

Come fare a raggiungere questo ambizioso obiettivo?
Faccio parte dei 6 Soci Fondatori, tutti con solide esperienze di consulenze tecniche alle spalle. Insieme abbiamo cercato di definire uno Statuto che da una parte puntasse ad eliminare gli ormai inutili, quanto iniqui, blocchi all'ingresso, tipici delle corporazioni. Dall'altra abbiamo puntato a premiare l'esperienza e la competenza riconosciuta dal conferente l'incarico e dimostrata sul campo. Infatti ad una Associazione non si può delegare in modo esclusivo il ruolo di certificatore della conoscenza teorico-pratica e della competenza professionale. Questa funzione spetta in prima istanza alla scuola, all'Università o ai corsi di aggiornamento post-laurea e solo nei casi regolamentati alle associazioni di professionisti. In campo professionale è l'esperienza e l'apprezzamento della clientela a certificare la competenza.

Quali compiti avrà AssoTAG?
AssoTAG punta a rappresentare quanti più Periti, Consulenti Tecnici e Ausiliari di PG possibile, presso organismi ufficiali nazionali, comunitari ed internazionali, in collaborazione anche con analoghe Associazioni italiane ed estere, al fine di presentare le loro necessità, esigenze e difenderne i legittimi interessi. Penso che questi obiettivi si possano raggiungere grazie allo sviluppo di relazioni personali e professionali. L'Associazione punta anche ad istituire tavoli di studio sui fenomeni di criminalità economica, con un focus particolare sui reati societari e d'impresa, promuovendo e organizzando ricerche, studi, statistiche, corsi di formazione, convegni e seminari. Stiamo pensando anche ad un "Comitato Scientifico" (costituito da autorevoli personalità che hanno già segnalato la propria disponibilità), che ci affiancherà nella scelta degli argomenti da sviluppare. Conseguentemente AssoTAG divulgherà tutto il materiale prodotto tramite la stampa, il proprio sito internet, i blog, i network di settore, eccetera.

Chi sono i Soci Fondatori e i Componenti del Consiglio Direttivo?
Il primo Consiglio Direttivo, che rimarrà in carica tre anni, è costituito dai seguenti Soci Fondatori:
Alfonso SCARANO – Presidente e Socio Ordinario di AssoTAG. Analista finanziario indipendente. Esperto di valutazione aziendale, rating, prodotti finanziari ed enti territoriali. Autore di numerosi articoli e studi economici, collaboratore di rubriche televisive.
Antonella SIMONE – Vice Presidente e Socio Ordinario di AssoTAG. Partner di ADZ Morison. Iscritta al Registro dei Consulenti Tecnici presso il Tribunale di Milano. Esperta in analisi finanziaria, in particolare nella valutazione e gestione del rischio di credito. Autrice di numerosi studi e articoli in materia di Credit Management e coordinatrice didattica di convegni di settore.
Stefano MARTINAZZO - Vice Presidente e Socio Ordinario di AssoTAG. Senior Manager presso JNP S.r.l. – Forensic Department. CTP in vari procedimenti penali relativi ai reati societari. Esperto di investigazioni aziendali di natura economico-finanziaria su sospette frodi, di sistemi per il controllo interno, di modelli organizzativi ex D.lgs 231/01 ed elaborazione delle “forensic due-diligence” in occasione delle operazioni straordinarie.
Nicola BENINI – Consigliere e Socio Ordinario di AssoTAG. Dottore Commercialista, CEO di Ifa Consulting S.r.l. Esperto nelle attività di diagnostica/"pricing" sugli strumenti finanziari complessi, analisi finanziaria e supporto alla "litigation". Autore di numerosi studi e articoli in tema di finanza, collaboratore di rubriche televisive.
Giovanni BOTTAZZI - Consigliere e Socio Ordinario di AssoTAG. Funzionario di Direzione della Borsa Italiana dal 1974 al 1994. Esperto di statistiche del mercato borsistico e di indici azionari e finanziari. Autore di vari studi in argomento tecnico-finanziario. E’ stato per 14 anni docente a contratto all'Università di Milano - Bicocca.
Giorgio BRUGHERA – Consigliere, Tesoriere e Socio Aggregato di AssoTAG. Dottore Commercialista e Partner dello Studio Legale, Tributario e Tecnico Brughera. E’ CTP in ambito assicurativo e svolge attività di consulenza in materia contabile e amministrativa.

Come si diventa Socio AssoTAG?
Le modalità di ammissione sono indicate nel "Regolamento di Ammissione".
I Soci Ordinari che hanno svolto incarichi peritali e consulenziali a favore degli organi dell’Autorità Giudiziaria o delle forze di Polizia Giudiziaria, nonché gli iscritti all'apposito albo istituito presso i Tribunali, dovranno inviare per posta elettronica all'indirizzo mail di AssoTAG, specificato sotto, la seguente documentazione:
1. Curriculum Vitae in formato europeo contenente:

  • le informazioni personali;
  • le informazioni relative all'istruzione e alla formazione;
  • le esperienze professionali (avendo cura di elencare quelle relative alle CTP o CTU espletate a favore dell’Autorità Giudiziaria con una breve e generica descrizione del quesito posto);
  • capacità linguistiche;
  • competenze informatiche.

2. La Domanda di Ammissione a Socio Ordinario compilata in ogni sua parte (modulo da richiedere all'indirizzo mail di AssoTAG).
Il Consiglio Direttivo dovrà decidere se accogliere o rifiutare con motivazione la domanda di adesione entro 15 (quindici) giorni lavorativi dal suo ricevimento, valutate le esperienze pregresse.
Se la Domanda di ammissione è accolta con esito favorevole, il Socio diventa effettivo ed iscritto nell'Elenco dei Soci Ordinari, disponendo contestualmente il pagamento della quota associativa di € 75,00 annuo (diminuita a € 30 se corrisposta entro il 30 gennaio 2013, con validità per tutto l’esercizio 2013). 

Gli aspiranti Periti, Consulenti Tecnici e Ausiliari nominati dall'Autorità Giudiziaria che vogliano intraprendere un percorso formativo finalizzato allo svolgimento di incarichi di CTP e CTU, possono far parte di AssoTAG in qualità di Soci Aggregati, inviando per posta elettronica all’indirizzo mail di AssoTAG, il Curriculum Vitae in formato europeo e la Domanda di Ammissione a Socio Aggregato compilata in ogni sua parte (modulo da richiedere tramite posta elettronica).
Se la domanda di ammissione è accolta con esito favorevole dal Consiglio Direttivo, il Socio diventa effettivo ed iscritto nell’Elenco dei Soci Aggregati disponendo il pagamento della quota annua associativa di € 30,00 (la quota pagata entro il 2012 resta valida per l’iscrizione a tutto il 2013).

Si invitano quanti siano interessati a diventare Soci Ordinari o Aggregati di AssoTAG a contattare l’Associazione al seguente indirizzo mail: info@assotag.org
Linkedin Group: AssoTAG 
Prossimamente sarà disponibile anche il sito internet dell'Associazione all'indirizzo: www.assotag.org

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Iniziative:
1) Derivati degli enti locali: accordo AssoTAG - Federconsumatori (QUI)



mercoledì 21 novembre 2012

Frodi assicurative: ruoli e competenze del fraud auditor

Parlare di frodi del settore assicurativo è cosa piuttosto ardua.

La complessità dell'argomento è dovuta all'offerta diversificata dei prodotti assicurativi e alla correlata varietà, pericolosità e diffusione degli schemi di frode a questi associati.
Accanto ai rischi specifici dell'attività assicurativa si devono considerare anche i fenomeni fraudolenti di natura "generica", comuni cioè ad ogni attività economica.
La questione si complica ulteriormente se si considera che i potenziali autori della frode possono appartenere alle più diverse categorie: clienti, periti estimatori, agenti, promotori, liquidatori, personale dipendente, ma anche criminalità organizzata, pirati informatici, contraffattori e concorrenti sleali.

Per tali motivi contrastare le frodi assicurative significa condurre un'autentica guerra quotidiana senza campo, che obbliga il personale preposto alla prevenzione e alle indagini ad un costante monitoraggio delle attività e ad un aggiornamento continuo.

Nel corso della mia attività professionale ho avuto modo di confrontarmi con alcuni fraud manager operanti nel settore assicurativo e ho condiviso con loro parecchie esperienze fatte sul campo. Per quanto ho potuto osservare, le strutture antifrode nell'ambito assicurativo sono mediamente strutturate ed organizzate, competenti sia sui fenomeni illeciti interni sia su quelli derivanti da minacce esterne all'azienda.

I campi di prevenzione e intervento spaziano dalla vigilanza sulla buona reputazione e condotta della propria rete di vendita alle attività antifrode specifiche inerenti le diverse tipologie di prodotto assicurativo, dal monitoraggio di assicurati e contraenti alle indagini riguardanti periti estimatori, liquidatori, professionisti e testimoni.

L'obiettivo primario dell'esperto antifrode è impedire la liquidazione del risarcimento previsto dalla polizza in presenza di truffe e inganni.

In particolare ho potuto verificare come alcuni fraud auditor assicurativi siano particolarmente abili nell'individuare truffe legate alle riparazioni dei danni automobilistici, oppure nella ricostruzione di fatti fraudolenti legati alle polizze infortuni, vita e sanitarie.

Ma quali sono le doti e le capacità richieste al fraud auditor assicurativo?

Innanzitutto la dote generale: il "senso investigativo".
Cioè la capacità di saper leggere tra le righe, di notare le sfumature e di percepire l'inganno.
E' un semplice meccanismo iniziale che di per sé non ha alcun valore ma che può rendere più veloci ed efficaci le attività che il fraud auditor dovrà svolgere.

Al "senso investigativo" è necessario abbinare altri due ingredienti fondamentali: l'esperienza e la competenza tecnica multidisciplinare nelle materie medico-legali, contabili, economico-finanziarie, giuridiche, amministrative, organizzative, informatiche.

Entrando nel merito, un fraud auditor assicurativo potrebbe occuparsi di (in ordine sparso e per chi ha la pazienza di leggere tutto l'elenco):

  • concessione da parte degli agenti di sconti e abbuoni non autorizzati,
  • violazioni da parte della rete di vendita dei diritti di esclusiva,
  • infedeltà e slealtà dell'agente assicurativo,
  • polizze fittizie, 
  • dichiarazioni mendaci, 
  • falsi assicurati, 
  • incendi dolosi, 
  • false perizie sui danni, 
  • richieste di indennizzo gonfiate, 
  • agenti collusi o corrotti, 
  • colpi di frusta simulati, 
  • contraffazioni di firme, 
  • omesse comunicazioni su fatti o informazioni pertinenti la polizza, 
  • distrazioni fraudolente di cespiti assicurati, 
  • false invalidità,
  • false parcelle per servizi professionali, 
  • cancellazioni fraudolente di polizze, 
  • furti e sinistri simulati, 
  • tangenti pagate a broker, 
  • falsità nelle procure o nei poteri di rappresentanza rilasciate dai sottoscrittori delle polizze, 
  • furti d'identità, 
  • falsi (o simulati) decessi, 
  • corruzione di testimoni, 
  • manipolazioni di verbali o di costatazioni amichevoli, 
  • fatture mediche truccate, inquinamenti e contaminazioni dolose, 
  • alterazione o manomissione di reperti, 
  • false denunce di smarrimento o furto, 
  • cartelle cliniche manipolate, 
  • impedito controllo, 
  • riciclaggio, 
  • ostacolo alle autorità pubbliche di vigilanza, 
  • corruzione tra privati, 
  • ...e via dicendo.

In un ambito tanto complesso l'esperienza, la competenza e la tecnica appaiono dunque indispensabili.

Soprattutto è fondamentale la consapevolezza del perimetro legislativo entro il quale è possibile agire.
Le tecniche, gli strumenti e le procedure che si utilizzano devono garantire il pieno rispetto della persona: libertà, dignità e privacy.
E ricordare sempre che il fraud auditor non è la Polizia Giudiziaria!

Infine, come direbbero gli head hunter, "completano il profilo" del fraud auditor assicurativo le capacità di raccolta e conservazione di dati, prove e indizi ma anche di acquisire nella giusta forma le testimonianze rilevanti tra le persone informate sui fatti.
Come pure l'abilità nella redazione di relazioni tecniche da utilizzare in sede penale, civile o amministrativa o le capacità dialettiche e comunicative utili a descrivere un fatto in sede dibattimentale o nel corso di una seduta arbitrale/peritale o ancora l'attitudine a dare supporto alle operazioni condotte dall'Autorità Giudiziaria presso l'azienda o la sua rete di vendita.

Le mansioni del fraud auditor, tuttavia, non possono essere limitate all'azione investigativa. Altrettanto fondamentale, infatti, è l'azione preventiva.

Anche per l'esperto antifrode esiste una sorta di "back office" che si manifesta nel contribuire attivamente, grazie all'esperienza maturata sul campo, al rafforzamento di tutti quei sistemi, programmi, protocolli, procedure e modelli mirati alla prevenzione e alla deterrenza dei fatti fraudolenti di tipo generico o specifico, di origine interna o esterna.

s.m.

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Si veda anche l'articolo: Il "Referente Antifrode" nel settore assicurativo

Casi:
False polizze




martedì 13 novembre 2012

Frodi immobiliari: le vendite a prezzi inferiori


Esiste un unico punto fermo da cui si dipanano le indagini: la frode non deriva solo da un errore o da semplice negligenza, piuttosto è frutto di insistenti tentativi mirati a ottenere illecitamente un profitto.
E non sempre i vantaggi traibili da un’operazione sono evidenti agli occhi della maggioranza. 

Un esempio a conferma di quest’affermazione è lo schema de “Le vendite di immobili a prezzi inferiori”.

La vendita di un immobile a prezzi inferiori rispetto al normale andamento del mercato è solitamente associato ad un pessimo affare da parte di un inesperto venditore.
Come sovente accade, però, non bisogna farsi ingannare dall'apparenza, quello che a prima vista è un pessimo affare può celare reati come la frode fiscale o la creazione di fondi neri destinati a svariate attività illecite.

Ma come funziona?

Lo schema classico si basa nell'interporre nella transazione di compravendita immobiliare un intermediario di fiducia avente lo scopo unico di rivendere l’immobile ad un prezzo superiore rispetto quello di acquisto, destinando l’artificioso utile a fondi neri.

Per comprendere meglio, diamo un valore esemplificativo e una rappresentazione grafica alle transazioni:

(click per ingrandire)

  1. la società PRIMA vende un immobile avente valore di mercato pari a 100 ad un prezzo di 50 (inferiore al valore corrente) alla società SECONDA, intermediario fidato e compiacente, residente spesso in uno “paradiso fiscale”;
  2. la società SECONDA vende a sua volta l’immobile appena acquistato alla società TERZA stabilita in un altro Stato, che può anche essere lo stesso di PRIMA. Generalmente quest’ultima transazione avviene al corretto prezzo di mercato, se non addirittura superiore allo stesso. Nel nostro esempio supponiamo che il prezzo della seconda vendita sia stato di 110; 
  3. la società SECONDA incassa 110 con utile artificioso di 60, che normalmente trattiene in piccola parte come compenso per la prestazione di interposizione (10 nel nostro esempio), destinando la parte restante ad un conto cifrato o alla creazione di un fondo nero, che PRIMA può utilizzare per i suoi scopi illeciti.
Non è tutto: SECONDA, per celare maggiormente l’operazione, può versare i 50 riportati nell'esempio a un’altra Società, magari residente in un “paradiso fiscale” qualora la stessa SECONDA non lo sia, a fronte di servizi di consulenza fittizi.
Tale Società, a sua volta, provvede a generare dei fondi occulti a disposizione di PRIMA, ben lontano dagli occhi indiscreti delle autorità finanziarie: il gioco è fatto e i giocatori raggirati.
L’esempio sopra riportato evidenzia come un apparente “cattivo affare” possa in realtà celare un intento illecito.

Se si vuole vestire l’esempio di cronaca, con tanto di dati concreti e di accadimenti reali, è sufficiente pensare al sistema delle tangenti, che negli ultimi anni si è appoggiato tantissimo a questo collaudato schema.
Infatti, a prescindere dalla facilità di ricostruzione dell’operazione, con una semplice misura immobiliare il venditore potrebbe agilmente giustificarsi con l’aver portato a termine un “cattivo affare”, peraltro asseverato da un regolare rogito notarile.


giovedì 8 novembre 2012

L'ITALIA DEI CRACK di Mara Monti

Sulla mensola del fraud auditor proprio non può mancare "L'Italia dei crack" di Mara Monti.

288 pagine che ricostruiscono con sapiente capacità, degna di un vero fraud auditor, la cronaca giudiziaria e non solo, degli scandali economico-finanziari accaduti in Italia in tempi recenti.
E' un lavoro giornalistico-investigativo di raffinata abilità che abbina le indubbie doti letterarie alle vaste conoscenze tecniche, indispensabili per entrare nel merito in modo chiaro e comprensibile di fatti e misfatti intricati e misteriosi.

Il libro di Mara Monti parla di argomenti cari a noi fraud auditor, cioè di paradisi fiscali, di operazioni irregolari, di frodi ai danni dei risparmiatori, di bilanci truccati, degli stratagemmi della finanza criminale per tirare avanti nonostante le voragini enormi nei conti aziendali.

E' un resoconto puntuale e raffinato snodato nei 14 capitoli, fitti di ricostruzioni e particolari di vicende legate a famiglie e personalità molto note e potenti, quali i Cragnotti, i Tanzi, i Fazio e i Geronzi. 

Probabilmente non è stato facile per una giornalista del Sole 24 Ore scrivere in modo obiettivo e senza sconti, di tresche ripugnanti che coinvolgono potentati che godevano di ampi e consolidati legami e influenze.
E, da fraud auditor, non posso che ammirarne il coraggio e l'audacia.

Per tutti questi motivi suggerisco di leggere "L'Italia dei crack" (Newton Compton Editori) di Mara Monti.



(click per ingrandire)


Mara Monti è giornalista a Il Sole 24 Ore dove lavora alla redazione finanza.
Da 10 anni al quotidiano economico e finanziario si è specializzata in giudiziaria seguendo le principali indagini sugli scandali del mondo bancario e industriale.
Ha seguito i casi Parmalat, Cirio, Bond Argentini, Italease, Giacomelli, Telecom per le vicende dei dossier illegali, Finmeccanica.
Dallo scoppio della crisi finanziaria del 2007, la peggiore dagli anni della Grande Depressione del 1929, si occupa di vicende internazionali fino al crack Lehman Brothers e negli ultimi anni ha seguito la crisi del debito sovrano in Europa e in Italia.

Ha scritto il libro “L’Italia dei crack” ed è coautrice di “Gialli finanziari, otto casi italiani e internazionali” (Cairo Editore). Ha inoltre firmato pubblicazioni per Il Sole 24 Ore. 

Prima de Il Sole 24 Ore, Monti ha lavorato a Radio 24 e come chief editor all’agenzia internazionale Dow Jones Telerate del gruppo editoriale che pubblica il Wall Street Journal.
Alla fine degli anni '90 si è occupata della crisi dei paesi emergenti lavorando alcuni mesi alla redazione di Singapore della Dow Jones Newswire. 

Laureata in Economia all’Università di Bologna con una tesi sul commercio internazionale parte di una ricerca del CNR (Centro nazionale per le ricerche), Monti ha un master in Relazioni Internazionali alla London School of Economics di Londra.


Per chi fosse interessato all'acquisto on-line: L'Italia dei crack.



domenica 4 novembre 2012

Banco Ambrosiano Holding S.A. (commento di Carlo Calvi)

Ancora una volta ho approfittato della gentile disponibilità di Carlo Calvi per sottoporgli alcuni quesiti riguardanti i rapporti tra il Gruppo Banco Ambrosiano e il Gruppo ENI sul finire degli anni '70, descritti sinteticamente nel post Banco Ambrosiano Holding S.A. (Luxembourg).

Vista la sua assoluta conoscenza degli avvenimenti, ho richiesto innanzitutto una valutazione generale sull'argomento e, in particolare, di esporre il suo personale punto di vista sulle reali finalità delle operazioni descritte nel mio post.

Soprattutto mi interessava chiarire un aspetto poco conosciuto riguardante la presunta proposta di Florio Fiorini di trasformare l'esposizione del Gruppo ENI verso le consociate estere del Banco Ambrosiano, in pacchetti azionari (da non dimenticare che ENI era all'epoca un'azienda di Stato costituita ai sensi della Legge 136/53, mentre il Banco Ambrosiano era la più importante banca privata italiana). Pare che il suggerimento costò il posto a Fiorini.

Ho quindi ricevuto dal dott. Calvi il seguente commento, che pubblico integralmente.

Lo scritto contiene alcuni riferimenti molto interessanti che mi piacerebbe approfondire.
Parlo del biglietto da visita ritrovato a Londra quel giovedì 17 giugno 1982 e delle memorie originali lasciate da Roberto Calvi.
Non mi resta che ritornare sulla vicenda.



 *   *   *

commento di Carlo Calvi

Nel post "Banco Ambrosiano Holding S.A. (Luxembourg)" viene opportunamente evidenziato il ruolo cruciale svolto da Banco Ambrosiano Holdings (BAH) nel controllo e finanziamento delle entità estere del Banco Ambrosiano (BASPA). Si è notato che l'effettiva gestione operativa originava da Milano.

Mio padre era affiancato dai tre dirigenti dell'estero, Filippo Leoni, Giacomo Botta e Carlo Costa che curavano l'esecuzione pratica. Alcune di queste entità avevano modificato il loro nome sociale in "Ambrosiano" rinforzando questa realtà, su cui non potevano non aver fatto affidamento le banche creditrici estere.

Il già esistente Concordato di Basilea affermava l'esigenza dell'applicazione della prassi contabile dei bilanci consolidati di gruppo. Si auspicava la responsabilità primaria dell'organismo di vigilanza del paese della banca madre. Si anticipa qui lo stesso impaccio istituzionale che incontreremo più oltre parlando dell'intervento nel 1978 di ENI e BNL. La Banca d'Italia, allora unico organismo indipendente e professionale, doveva contendere con il ruolo preponderante svolto dai vari gruppi di interesse economico pubblico o privato.

La Tabella proposta illustrante i principali finanziatori BAH dal 1978 al 1982 rappresenta molto bene l'ambiguità prodotta da questo conflitto: il ruolo di contrasto alla vigilanza svolto dalle due società di stato, ENI e BNL.
Le banche estere a cui si chiese di partecipare all'approvvigionamento di BAH e che insistettero per garanzie esplicite da parte di BASPA si risparmiarono lunghi negoziati per arrivare a concludere delle transazioni.

Gli esempi e le motivazioni di chi non fu cosi prudente e che vengono citati nel post, sono di impressionante incisività. Al Saudi Banque e AP Bank intervennero su intervento diretto del finanziere Peter De Savary.
De Savary aveva più di uno scopo. La fusione della sua banca Artoc con BAOL era avversata da Banca d'Italia e lui voleva assicurarne la riuscita. Robert Bease, responsabile di Artoc a Nassau doveva prendere il posto di Pierre Siegenthaler, ormai testimone scomodo.

Si sa che mio padre aveva su di sé, al momento del ritrovamento del cadavere, il biglietto da visita di Colin McFadyean, dello studio Slaughter&May, avvocato di Ellsworth Donnell, dirigente Artoc a Londra, e che la polizia cercò di occultarlo.
Artoc finì per essere perseguita da BASPA nei tribunali di New York proprio nei postumi dei famigerati "back to back".

Mi si chiede di situare nella mia esperienza i finanziamenti ENI a consociate offshore del Banco Ambrosiano e in particolare di spiegare l'intervento in extremis di Florio Fiorini, che propose di trasformare questa esposizione in pacchetti azionari di controllo delle consociate estere di BASPA.
Fiorini ha dato una spiegazione del tutto contingente e asettica.

I paesi produttori di petrolio apprezzavano la possibilità di piazzare ingenti disponibilità in istituzioni finanziarie offshore ENI. ENI a sua volta cercava di ottenere i più alti rendimenti per queste rilevanti liquidità.
Questa spiegazione non é convincente.

Nel periodo precedente al 1978, i rapporti tra Banco Ambrosiano e Banca d'Italia ai fini di ottenere le necessarie autorizzazioni di effettuare depositi di banche italiane con entità offshore, erano condotte dal Dott. Guglielmo Zoffoli, già funzionario di Banca d'Italia.
Ai margini di tali rapporti mio padre, preoccupato di temporeggiare su fusioni o acquisizioni di cui BASPA sarebbe inevitabilmente stato oggetto, intratteneva rapporti con altri gruppi economici e politici che condividevano l'obiettivo espresso di aggirare le restrizioni della Banca d’Italia.

E' quanto si evince da quel tanto di documentazione da lui lasciato a Bahamas.
Mio padre lasciò memorie originali del Dott. Filippo Leoni, che illustravano l'integrazione dell'intervento ENI non solo nella operatività delle consociate del BASPA ufficiali ma anche di quelle occulte.
Io stesso le consegnai ai Dott. Antonio Pizzi e Renato Brichetti già giudici istruttori del processo per la bancarotta del Banco Ambrosiano a Milano. Ne confermai la provenienza all'allora capitano Pietro De Luca e al maresciallo Francesco Carluccio durante una loro visita a Nassau, come da verbali della Guardia di Finanza.
Le memorie suggeriscono un partenariato di ENI nelle entità offshore di BASPA.

Pierre Siegenthaler, dirigente locale di BAOL a Nassau, era membro del consiglio di Tradinvest del gruppo ENI. Nel corso della operazione nota come Petromin, che fu oggetto di indagine da parte di una Commissione Parlamentare così come dalla Magistratura, ai margini di contratti petroliferi si costituì una disponibilità ai fini di pagare delle tangenti.

Ricordo distintamente la preoccupazione manifesta di Siegenthaler nell'inverno 1979-1980, di essere chiamato a testimoniare a Roma, cosa che non avvenne perché l'indagine fu archiviata.



giovedì 25 ottobre 2012

Banco Ambrosiano Holding S.A. (Luxembourg)

Traendo spunto dal commento di Carlo Calvi dello scorso 27 settembre sui depositi "back to back", ho pensato di approfondire i legami tra il Gruppo ENI e il Gruppo Ambrosiano sul finire degli anni '70.

Il Banco Ambrosiano operava all'estero tramite la sub-holding lussemburghese Banco Ambrosiano Holding S.A. (o BAH), ed è stata certamente questa entità finanziaria a giocare un ruolo chiave nel produrre la voragine nei conti del Gruppo, soprattutto a partire dal 1978.

Nel portafoglio di BAH erano concentrate tutte le partecipazioni estere ed in particolare i pacchetti di controllo di banche e società finanziarie quali: la Cisalpine Overseas Bank Ltd (65,5%) trasformata il 1° luglio 1980 nel Banco Ambrosiano Overseas Limited di Nassau - Bahamas (o BAOL), la Banca del Gottardo (45%), l'Ambrosiano Group Banco Commercial S.A. di Managua (o AGBC, 100%), il Banco Ambrosiano Andino di Lima (o BAA, 96%), la Ultrafin International Co. di New York (100%) e le rispettive controllate e collegate.

Il Consiglio di Amministrazione di BAH era diretta espressione del vertice dell'Ambrosiano e l’intera gestione operativa era svolta presso la sede di Milano.

Ma la holding lussemburghese non gestiva solamente le partecipazioni, bensì raccoglieva fondi anche da soggetti terzi, configurandosi in tal modo come strumento per potenziare l’approvvigionamento di risorse finanziarie sul mercato internazionale.
La gran parte dei fondi raccolti era trasferita alle controllate AGBC e BAA mediante la sottoscrizione di aumenti di capitale ovvero concedendo finanziamenti diretti.

Tuttavia è un'ulteriore attività ad aver esposto il Banco Ambrosiano Holding e, conseguentemente, l'intero Gruppo, a rischi elevatissimi: l'emissione delle letters of comfort rilasciate da BAH a favore di soggetti terzi nell'interesse delle sue controllate, in modo particolare di BAA.
Ai liquidatori del Banco è apparso subito chiaro che questa tipologia di patrocinio non era né elemento marginale né casuale bensì era la naturale conseguenza di una politica aziendale che prevedeva essere la holding lussemburghese e non il Banco Ambrosiano di Milano, a rilasciare le garanzie.

La seguente Tabella mette in evidenza i principali finanziatori del Banco Ambrosiano Holding S.A. distinguendo tra Banco Ambrosiano S.p.A., altre società del Gruppo ed entità terze.

I principali finanziatori di BAH: saldi a fine periodo (milioni di Franchi Svizzeri)
Anno
1978*
1979*
1980*
1981**
1982**
Banco Ambrosiano S.p.A.
- trasferimenti diretti
- depositi “back to back”

21,9
==

19,4
==

1,8
==

2,0
==

==
34,8
Totale B. Ambrosiano (a)
21,9
19,4
1,8
2,0
34,8

Altre società del Gruppo (b)
15,7
41,0
9,5
3,7
317,9

Soggetti terzi (c)
390,8
560,5
780,5
915,5
893,5

TOTALE [(a) + (b) + (c)]
428,4
620,9
791,8
921,2
1.246,2
* 31 dicembre ** 30 giugno

Ad una prima analisi, si osserva che i finanziamenti erogati dalla capogruppo, Banco Ambrosiano S.p.A., e delle altre società del Gruppo, avevano assunto un peso rilevante solo nell'ultimo periodo esaminato, ed erano finalizzati da un lato a compensare una più ridotta capacità di raccolta da soggetti terzi e dall'altro a tamponare l'impressionante deficit di liquidità creatosi in capo alle controllate BAOL, AGBC e BAA.

Tra il 1978 e il 1982 la massa di fondi più sostanziosa è stata raccolta tra soggetti indipendenti dal Gruppo Banco Ambrosiano. Solo nel 1981 si è determinata una più ridotta capacità di raccolta rispetto al 1980 (-2,4%) come conseguenza della perdita di fiducia in seguito alla carcerazione del Presidente Roberto Calvi, avvenuta il 20 maggio 1981, conseguente alle indagini sui presunti reati di esportazione illecita di valuta (tornerò sull'argomento con un post specifico).

Tra i principali finanziatori terzi di BAH (Sindacato delle Banche Svizzere, Sindacato Internazionale delle Banche, Midland Bank France di Parigi e National Westminster Bank di Londra) va citata la Banca Nazionale del Lavoro filiale di Londra e Curaçao e due società offshore appartenenti al gruppo ENI: la Tradinvest Bank & Trust Co. of Nassau Ltd, Bahamas e la Hydrocarbons Bank Ltd, Cayman Islands.

Con riferimento a queste entità, a pag. 136 della VI^ Relazione dei Commissari Liquidatori si legge: “Trattasi di società “amiche”, in relazione alla comune appartenenza alla P2, di Calvi e di alcuni esponenti di rilievo della Banca Nazionale del Lavoro e dell’ENI. Queste informazioni sono state tratte dalla “Relazione Parlamentare d’Inchiesta sulla Loggia Massonica P2” (...)”.

A capo della Direzione Finanza di ENI, alla fine degli anni '70, sedeva Florio Fiorini e alla Vice-Presidenza Leonardo di Donna (già Direttore generale). La Presidenza invece era assegnata a varie personalità che si alternavano ad intervalli di commissariamento.
Nello stesso periodo lo svizzero Pierre Siegenthaler era al tempo stesso Amministratore del Banco Ambrosiano Overseas Limited di Nassau e Consigliere d'amministrazione della Tradinvest Bank & Trust Co. of Nassau Limited (società controllata dalla Hydrocarbons International Holding Co. di Zurigo, quest'ultima appartenente all'olandese ENI International Holding BV, la quale a sua volta era posseduta da ENI Italia).
Non posso fare a meno di formulare un breve commento.
La catena societaria Italia-Olanda-Svizzera-Bahamas (o, come terminale, Cayman Islands, Hong Kong, Panama, British Virgin Islands, Aruba...), fino a qualche anno fa permetteva di sfruttare le diverse composizioni delle "black-list" vigenti nei vari Paesi europei al fine di avere accesso alle piazze finanziarie offshore. Oggigiorno si utilizzano altri e ben più sofisticati strumenti, il più noto dei quali è il trust nelle sue numerose varianti. L'obiettivo resta però quello di celare il beneficiario economico finale delle operazioni poste in essere. Prima o poi sarà necessario affrontare anche questo argomento.

Come detto, l'arresto di Roberto Calvi determinò sfiducia nei confronti dell'Ambrosiano e anche le entità considerate “amiche” iniziarono a richiedere lo smobilizzo i propri impieghi.
Nel primo semestre del 1982 dunque, il Banco dovette in qualche modo intervenire per sostenere la raccolta della sua sub-holding disponendo varie operazioni anomale, i depositi "back to back", grazie alle quali le banche intermediarie Al Saudi Banque di Parigi, AP Bank di Londra e Banque Luis Dreyfus di Parigi, fecero arrivare in Lussemburgo circa 34,8 milioni di franchi svizzeri in pochi mesi.

A supporto di quanto descritto, sono in grado di pubblicare alcuni documenti che illustrano come le citate società appartenenti al gruppo ENI abbiano erogato fondi tra il 1978 e il 1979 non solo a favore di BAH (per un importo pari a USD 85 milioni e a Fr. Sv. 100 milioni) ma anche direttamente a BAOL (Bahamas) per USD 25 milioni e a AGBC (Managua) per USD 12,5 milioni.
In base a tale documentazione, ENI, per il tramite le sue controllate estere, ha finanziato estero su estero le consociate offshore dal Banco Ambrosiano, per un importo complessivamente pari a circa USD 183 milioni.
La quasi totalità di tali somme sarebbe stata rimborsata tra il 1980 e il 1984.

(click per ingrandire)


Nota:
Le pagine sopra riportate fanno parte di un collage di documenti, costituito da:
  1. un memorandum datato 16 marzo 1993, classificato come "highly confidential" e avente alcune parti censurate, composto da 5 fogli numerati da KRL 42733 a KRL 42737, redatto in lingua inglese;
  2. il grafico dei flussi finanziari, classificato come "confidential" e numerato KRL 41909;
  3. un prospetto riepilogativo, non classificato, costituito da tre pagine numerate 66974, 66062 e 66065 (per la forma che hanno i timbri di numerazione penso si tratti di un atto giudiziario).
Ho ritrovato il documento su internet nella sua versione completa, perciò ho deciso di pubblicarlo, almeno per quella parte attinente all'argomento proposto.


Epilogo:
In base a notizie reperite su fonti pubbliche, Pierre Siegenthaler non ha potuto testimoniare nei processi italiani sul dissesto del Banco Ambrosiano in quanto deceduto prematuramente, vittima di un incidente di montagna.
Dopo i fatti descritti, Florio Fiorini fu indagato dal pool mani pulite. Nel corso degli interrogatori descrisse come tramite certe operazioni su cambi si riuscivano a creare fondi neri a vantaggio dei più autorevoli partiti politici dell'epoca.
Questi fondi, unitamente ad altri, alimentarono il famoso "conto protezione" costituito nei primi anni '80.
Successivamente a Leonardo Di Donna e al periodo dei Commissari, alla guida di ENI arrivò il prof. Franco Reviglio, poi divenuto Ministro delle Finanze e anch'esso inquisito in seguito alle inchieste di "tangentopoli" per sospette tangenti pagate al PSI (fu poi prosciolto da ogni accusa).
Al posto di Reviglio in ENI arrivò Gabriele Cagliari.
Sono gli anni della "madre di tutte le tangenti", di Sergio Cusani, di Raul Gardini, di Carlo Sama, del finanziare Pacini Battaglia e Giuseppe Garofano.
Dei forzieri ginevrini della Karfinco...

Vicende altrettanto tragiche. Ma questa è un'altra storia.


venerdì 19 ottobre 2012

19 ottobre 2012: 1° anno di vita

Il 19 ottobre 2011 alle ore 23.51 ho inaugurato il blog con il post "La figura del fraud auditor" (http://fraudauditing.blogspot.it/2011/10/la-figura-del-fraud-auditor.html).

Avevo fissato un limite temporale al 31 dicembre 2012 per capire dove sarei arrivato e se sarebbe stato interessante andare avanti.
Infatti avevo deciso di chiudere il blog se non avessi raggiunto almeno i 12.000 visitatori o non avessi riscosso un qualche interesse o una qualche partecipazione in termini di commenti e contributi da pubblicare.

Se la serie storica non mi tradirà, posso affermare che entro l'anno il blog raggiungerà i 17/18.000 accessi.
Questa partecipazione non può che ricompensare anche quanti hanno collaborato con me, per le troppe sere sottratte agli impegni famigliari e per i numerosi weekend passati a scrivere nuovi post ed organizzare il layout del blog.

Come amministratore e coordinatore delle pubblicazioni ho cercato di mantenere l'atteggiamento di chi pratica un hobby e non vuole trarre altro beneficio o interesse se non il sapere che qualcuno condivide e apprezza gli argomenti proposti.
Per tale motivo in questi mesi ho rifiutato di inserire messaggi pubblicitari o di cedere il blog ad organizzazioni aventi scopo di lucro, che ne avrebbero fatto uno strumento commerciale per promuovere le proprie attività professionali.

Insomma ho difeso il mio orticello che va preso così per come è: cioè come un tentativo di illustrare le attività quotidiane di un fraud auditor come tanti, che cerca di praticare con le difficoltà di tutti i giorni il suo lavoro con la passione che ancora gli rimane, nonostante tutto.

Il blog ha avuto un'evoluzione, e agli aneddoti tratti dalle mie esperienze professionali si sono affiancati i post di carattere teorico e storico. A tal proposito segnalo che i recenti contributi sul caso Banco Ambrosiano hanno riscosso un enorme successo e, pertanto, continuerò con questo filone anche con la pubblicazione di documenti "scottanti".
Così come hanno destato interesse i post dedicati ai suggerimenti per le buone letture o gli scritti inviati dai colleghi forensic accountant. Anche su questo fronte ci saranno novità a breve.

Infine, non mi resta che ringraziare Carlo, Lorenzo, Roberto, Anna ed altri, per l'aiuto che mi stanno dando e per le review di alcuni dei testi che ho pubblicato.
So che il blog non è seguito solamente dagli "addetti ai lavori" (nel significato più ampio del termine) ma anche da molti studenti universitari e docenti di vari atenei italiani e... anche da qualche illustre politico (!).

Dobbiamo continuare su questa strada!
E, ne sono certo, si apriranno molte porte con nuovi orizzonti da esplorare.


sabato 6 ottobre 2012

Lezioni dal passato: la semantica finanziaria

di Lorenzo Peluso
(Senior Manager in Fraud Investigation and Dispute Services department - Ernst & Young)


Si dice che i primi contabili siano stati gli scribi dell’antico Egitto, che si occupavano di tenere i libri dei faraoni.
Il loro compito era quello d’inventariare grano, oro e tutti gli altri beni. Sfortunatamente, alcuni di loro caddero vittime della tentazione e rubarono al loro datore di lavoro, così come facevano altri impiegati del re; il sovrano, allora, dovette escogitare una soluzione: avere due scrivani indipendenti per ogni operazione. 
Finché i totali riportati dagli scrivani coincidevano precisamente, non c'era nessun problema, ma se fossero risultati diversi, entrambi sarebbero stati messi a morte. Una sorta di antenato del controllo interno che fu un grande incentivo a controllare attentamente tutti i conteggi, assicurandosi che nessuno stesse rubando. 
Infatti, la scoperta e la prevenzione delle frodi divennero il dovere principale dei contabili reali. 

Ma non è la storia la sola cosa che ci accomuna agli antichi egiziani, anche la semantica rimanda a miti passati. 

Dice nulla la parola piramide? Da anni è di uso comune nel mondo finanziario, ma da dove ne trae significato e come mai si è utilizzato proprio questo termine?
La piramide finanziaria è un sistema di strozzinaggio al contrario. 
Funziona così: si prendono in prestito dei soldi, promettendo di restituirli in pochissimo tempo maggiorati di un forte interesse. I soci che recedono vengono liquidati da soci nuovi espandendo continuamente le basi della piramide. Il trucco sta nel trovare una fantasiosa giustificazione (senza neanche sforzarsi troppo) su come si riescano ad ottenere profitti così alti.
Ma chi ha inventato questo semplice ma efficace sistema? Chi fu il padre dei frodatori?
All'inizio del secolo scorso, un signore chiamato Carlo Ponzi emigrò da Parma verso l’America con una ferma intenzione: diventare ricco in brevissimo tempo. 
Ci provò inizialmente con svariate truffe in tutto il nord del continente, passando senza fortuna dal contrabbando alla contraffazione di banconote.

Il vero capolavoro lo realizzò nel 1920 quando, in brevissimo tempo, fu capace di raccogliere quasi 10 milioni di dollari americani da diecimila persone, inclusa buona parte della Polizia di Boston, garantendo profitti fino al 50% in soli 45 giorni.
Come? Grazie alle sue conoscenze da immigrato. 
Mi spiego meglio: con l’alto livello di immigrazione, a inizio ‘900 esplose il business dei francobolli, necessari agli immigrati per tenersi in contatto con i parenti e gli amici rimasti dall'altra parte dell’oceano. Uno dei prodotti maggiormente usati erano gli “International Reply Coupon” (IRC) venduti dalla Universal Postal Union, l’Ente internazionale che ancora oggi coordina le operazioni tra servizi postali nazionali. Tali coupon, inclusi nelle lettere per l’Europa, potevano essere scambiati in ogni Paese con francobolli dell’ufficio postale locale del ricevente, abilitando la lettera di ritorno ad essere spedita a spese del mittente originale.

Proprio in questi coupon, Ponzi vide un’opportunità di arbitrato e fu subito sicuro di avere trovato la via della ricchezza. In quegli anni i tassi di cambio delle valute fluttuavano violentemente mentre il valore dei postali risultava essere, a confronto, sensibilmente stabile.

L’idea di Ponzi era semplice: inviare un dollaro a un suo partner italiano che, convertendolo in lire, avrebbe provveduto ad acquistare 66 coupon, che sarebbero stati rispediti in America dove ognuno sarebbe stato riconvertito nuovamente in francobolli da 5 centesimi di dollaro. In questo modo, il valore di 1 dollaro divenne 3.30 dollari di francobolli. Vendendo quindi i francobolli a società di Boston, anche con uno sconto del 10%, Ponzi avrebbe potuto cambiare magicamente un dollaro con tre.

Fu un incredibile successo, in un attimo diventò uno dei migliori finanzieri americani mentre la popolazione di Boston ipotecava case e vendeva beni di proprietà pur di avere liquidità sufficiente da affidare a questo brillante emigrato italiano e alla sua società finanziaria costituita nel 1920, la Security Exchange Company le cui iniziali, ironia della sorte, coincidono con “S.E.C.”, l’organo di vigilanza borsistico americano.

La popolazione lo adorava e molti investitori, una volta ritirati gli investimenti iniziali maggiorati del 50%, li reinvestivano nuovamente nella sua Società sicuri di aver trovato un sistema senza rischi, ma con un tasso di guadagno incredibilmente remunerativo.
Con la liquidità acquisita comprò casa (con aria condizionata e piscina riscaldata), automobili e addirittura cospicue quote di una banca locale, la Hanover Trust Company.

Sulla favolosa ascesa di questo brillante finanziere, però, c’è una macchia che non rende limpido il suo percorso: nessun centesimo era investito in attività profittevoli. L’arbitraggio dei coupon era una grandiosa bufala!

All'inizio lo schema funzionava benissimo: i primi investitori che recedevano venivano puntualmente rimborsati con danari freschi provenienti da nuovi investitori, e così via.

La faccenda incuriosì il Boston Post che, indagando, insinuò il dubbio nei lettori/investitori, i quali cominciarono a bussare alla porta di Ponzi chiedendo i promessi guadagni.

In questo modo l’afflusso alle casse della Security Exchange Company crollò e Ponzi, non potendo più rimborsare i creditori con mezzi propri e cercando di non rimanere sotto il rovinoso crollo della piramide da lui disegnata, attinse direttamente ai fondi della Hanover Trust Company. Nell'estate del 1920 scoppiò lo scandalo: la bolla finanziaria portò alla luce la sottrazione di risorse alla banca per sei milioni di dollari (ovviamente tutti sottratti ai risparmiatori).

Ponzi fu arrestato a condannato a 10 anni per frode postale.

Scontata la pena però dimostrò di avere la truffa nel sangue: appena rilasciato si recò in Florida e, sempre utilizzando lo schema piramidale, si lanciò nella compravendita di terreni edificabili che, in seguito, non si rivelarono altro che paludi.