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domenica 26 marzo 2017

Sono legittime le videoregistrazioni per perseguire gli illeciti?


Qualche giorno fa un lettore del blog ha posto questa domanda: "Sono legittime le videoregistrazioni nei luoghi di lavoro per perseguire gli illeciti?" e in quanti casi "le attività di forensic accounting sono facilitate da tali riprese?".

Questo è un argomento già trattato dalla Corte di Cassazione con Sentenza n. 30177 del 15 luglio 2013, la quale ha precisato che sono utilizzabili le videoregistrazioni effettuate dal datore di lavoro laddove agisca non per controllare la prestazione lavorativa ma per specifici casi di tutela dell’azienda.
Questa è la discriminante tra videoriprese legittime e illegittime!


Per i magistrati della Suprema Corte il divieto di controllo dell'attività lavorativa "non impedisce, invece, i controlli destinati alla difesa dell’impresa rispetto a specifiche condotte illecite del lavoratore o, comunque, a tutela del patrimonio aziendale".

Conseguentemente si conferma la piena utilizzabilità delle videoregistrazioni al fine della prova dei reati, anche se le riprese sono effettuate su disposizione e valutazione del datore di lavoro, laddove quest'ultimo agisca con il fine esclusivo di tutelare la propria azienda rispetto a specifici illeciti.

Pertanto l'esito degli accertamenti svolti grazie alle tecniche di forensic accounting, è certamente favorito dall'utilizzabilità delle videoregistrazioni, nei casi, per fare qualche esempio, di magazzinieri, cassieri o custodi responsabili di furti di beni e/o liquidità ovvero nei casi di dipendenti infedeli che compiono atti di sabotaggio o danneggiamento nei confronti dell'azienda.


lunedì 13 marzo 2017

Riciclaggio: la tecnica dell'intermediazione dissociata

Abbiamo già parlato della "frammentazione" come della tecnica, tra le più utilizzate, di occultamento di fondi di provenienza illecita, grazie alla loro disgregazione in più canali di drenaggio con l'obiettivo di traghettarli verso ambiti economico-finanziari apparentemente leciti ovvero verso conti correnti totalmente riservati e inaccessibili.

Un'altra tipica forma di frammentazione riguarda una tipologia molto particolare di intermediazione c.d. "dissociata"; ciò avviene quando il gestore dei fondi illeciti agisce in modo totalmente autonomo e indipendente rispetto al titolare effettivo.
Il fine è sempre il medesimo: impedire la tracciabilità dei flussi di denaro.


Si ipotizzi di dover trasferire un fondo illecito su di un conto acceso presso le isole Cayman.
Omettendo i dettagli operativi, ora si immagini che il gestore di tale fondo, inizialmente depositato presso una banca monegasca, disponga una serie di bonifici dapprima su conti correnti svizzeri, poi su conti correnti lussemburghesi, poi su conti correnti irlandesi, poi su conti correnti panamensi, infine, sui conti correnti destinatari finali caymanesi. 

Si consideri ora che il gestore monegasco agisce con credenziali diverse, disponendo la serie di bonifici attraverso i sistemi di home banking dei diversi istituti di credito. Il tutto nell'arco di qualche giorno, movimentando ad ogni step più conti correnti accesi presso diverse banche locali e di dimensioni medio-piccole, rimanendo tranquillamente seduto nel suo lussuosissimo ufficio vista mare di Boulevard d'Italie.

Ma il contratto d'intermediazione tra il titolare effettivo della somma illecita e l'intermediario monegasco non è stato stipulato tra i due direttamente. 
In realtà il mandato è stato sottoscritto tra una società montenegrina e una società di consulenza con sede a Guernsey; quest'ultima, a sua volta, ha dato mandato ad uno studio legale di Malta di incaricare il gestore monegasco.

Dall'esempio appena illustrato appare evidente come sia stata utilizzata la tecnica della frammentazione in abbinamento con quella dell'intermediazione dissociata. 
Gestore e titolare agiscono in modo indipendente tra loro, in funzione di accordi definiti e archiviati in giurisdizioni diverse, senza avere alcun rapporto tra di loro e senza essere direttamente collegati. Probabilmente senza che questi si siano mai conosciuti o frequentati.

Manca, tuttavia, qualche ulteriore tassello per rendere lo schema davvero impermeabile ai controlli non graditi. 
Ai lettori trovare tali ulteriori e definitivi elementi...



mercoledì 1 marzo 2017

Il "metodo a tavolino". Le infiltrazioni dei clan negli appalti pubblici

di Valentina Maiolli *


Dalle ultime analisi condotte dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA), relative al primo semestre dello scorso anno, viene confermata l'infiltrazione delle organizzazioni criminali nell'economia legale e il loro particolare interesse per il settore degli appalti.


Le mafie sono in grado di condizionare l'assegnazione delle commesse e si inseriscono nella gestione degli appalti con tecniche e meccanismi talvolta molto sofisticati.
Si tratta ormai di un fenomeno che colpisce l'intero Paese, non soltanto le regioni meridionali.

Le indagini svolte hanno fatto emergere collusioni tra organizzazioni criminali, apparati amministrativi, politici e imprenditoriali.
Tali rapporti, incrementati da pratiche corruttive e clientelari, si concretizzano principalmente attraverso la creazione di imprese schermate da interposizioni fittizie di persona, l'illecita concessione di autorizzazioni, licenze e varianti urbanistiche, l’imposizione di assunzioni, di lavori e manutenzioni, fino all'aggiudicazione delle gare alle imprese criminali.

Per raggiungere questi obiettivi i clan si servono della consulenza e dell'attività dei colletti bianchi sfruttando la mancanza di controlli nel settore.

Il c.d. "metodo a tavolino" risulta il più utilizzato per orientare le gare di appalto e consiste nella programmazione illecita delle gare con accordi taciti di rotazione. Di fatto, le imprese partecipanti si impegnano, a turno, ad offrire nel corso della gara il maggior ribasso, già concordato tra loro preventivamente, ottenendo così la certezza dell'aggiudicazione dell'appalto.

Alla luce delle complesse modalità di infiltrazione nel settore risulta pertanto necessario un attento monitoraggio delle commesse e degli appalti pubblici, attraverso controlli sia preventivi che successivi allo svolgimento della gara, per evitare la partecipazioni di imprese criminali con conseguenti rischi di pratiche corruttive e alterazioni degli equilibri di mercato.


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* Valentina Maiolli, esperta controlli e modelli di prevenzione antifrode
Forensic Accounting Department, Axerta Investigation Consulting (www.axerta.it)


domenica 19 febbraio 2017

La VORAGINE: i contratti segreti tra Stato e banche


Un libro di Luca Piana che descrive in modo lucido e chiaro la folle scommessa dei derivati di Stato. I contratti segreti sottoscritti con le banche.

"il buco nei conti pubblici di cui nessuno parla"


Luca Piana scava nel mondo sommerso della finanza e ne rivela metodi e strumenti, tra cui appunto i derivati, che il guru americano Warren Buffett, uno dei più quotati gestori di patrimoni al mondo, ha definito "armi finanziarie di distruzione di massa".

se ne parlerà

MARTEDI' 21 FEBBRAIO 
ORE 18.30

P.ZZA DUOMO, 1
SPAZIO EVENTI PIANO 3
MILANO - MEGASTORE -

parteciperanno

l'autore, Luca Piana
il giornalista de Il Fatto Quotidiano, Peter Gomez 
il Magistrato, Alfredo Robledo
l'Assessore di Milano al Bilancio e Demanio, Roberto Tasca



Tutti i lettori del blog Fraud Auditing & Forensic Accounting sono invitati a questo evento





domenica 12 febbraio 2017

Il lato oscuro del principio del puzzle

Abbiamo già parlato in passato della "segregation of duties" come arma efficacie nel contrasto alle frodi aziendali, così come della "tecnica della frammentazione" utilizzata dai riciclatori per occultare i proventi illeciti.
Abbiamo già parlato, cioè, delle due metodologie utilizzate sui fronti opposti da guardie e ladri.

Oggi tratteremo, invece, del "principio del puzzle".


Si tratta di una metodologia per così dire "neutra", utile sia nella prevenzione degli illeciti societari ma assai utilizzata anche dalla criminalità economica, soprattutto da quella più sofisticata.
Essendo questo un blog dedicato soprattutto alla patologia, parleremo oggi proprio del lato oscuro del principio del puzzle, rimandando ai futuri interventi i possibili utilizzi ai fini preventivi.

In buona sostanza, il principio del puzzle è un antichissimo sistema di protezione dei dati e delle informazioni.
Funziona grazie ad una suddivisione assoluta tra chi detiene le chiavi, ad esempio di una cassaforte, chi conosce il luogo fisico in cui è ubicata e chi ne conosce il contenuto.

Le informazioni sul trinomio "chiave-luogo-contenuto" concentrate rispettivamente su "custode-ricognitore-informato", garantisce la separazione tra "luoghi e funzioni". Conseguentemente ogni anello della catena, che potrebbe assumere uno schema più complesso di quello appena descritto, conosce soltanto la parte di cui si occupa e non sa nulla del quadro d'insieme.

Pertanto la suddivisione statica e impermeabile dei dati e delle informazioni su diversi soggetti garantisce la segretezza.
Il beneficiario finale dell'operazione illecita saprà, quando necessario, riunione tutti i tasselli del puzzle al fine di ottenere il vantaggio desiderato. Egli, al pari di un direttore d'orchestra, chiamerà i singoli strumenti a partecipare al buon esito della sinfonia, ottenendo il massimo del risultato.

Un metodo uguale (ma concettualmente contrario) al "principio del puzzle", altrettanto utilizzato per occultare le informazioni, è il "principio di Anassimandro", che si basa sull'accesso completo alle informazioni da parte di tutti. 
Tuttavia queste informazioni sono pressoché illimitate e quindi difficilmente gestibili e decifrabili da chi non conosce l'effettivo schema della frode.
Ma di questo argomento tratteremo nei prossimi post.



lunedì 6 febbraio 2017

La teoria dei "frutti dell'albero avvelenato"


Non è facile affrontare il tema di oggi.
Si tratta di un dubbio giuridico, che, anche senza scomodare Amleto, ha contrapposto per decenni due importanti scuole di pensiero.
La domanda non è banale: può un ordinamento giuridico fondare una condanna su prove acquisite illegalmente? 
Ovvero, può una prova esser assunta e valutata da un giudice, se è il frutto della violazione di diritti fondamentali?
O ancora, l'illegittimità di un'operazione di perquisizione può pregiudicare il successivo sequestro delle cose o dei dati utili ad accertare la verità?

Nelle seguenti righe non si proverà nemmeno lontanamente a proporre una disamina dettagliata sull'argomento. Piuttosto ci si limiterà a richiamare le due teorie contrapposte, lasciando ogni riflessione e approfondimento al lettore interessato.

Negli anni '20 fu elaborata negli Stati Uniti d'America la teoria dei "frutti dell'albero avvelenato" che precludeva l'utilizzo di ogni risultato ottenuto in seguito ad attività investigative illegittime. 
"Al pari di una pianta velenosa, di cui non è commestibile frutto alcuno (...) qualunque dato anche indiretto, circostanziale o indiziario, acquisito a seguito di un atto incostituzionale di ricerca della prova (...) è radicalmente inutilizzabile ad ogni effetto" (L.P. Comoglio, Perquisizione illegittima ed inutilizzabilità derivata). 
Secondo questa scuola di pensiero, la mancata osservazione di questo principio avrebbe certamente favorito, quando non addirittura incoraggiato, investigazioni illegali.
Naturalmente, come per tutti i più sani principi giuridici, anche per la teoria dei "frutti dell'albero avvelenato" furono definiti limiti e criteri di applicazione che, ad esempio, permisero l'utilizzabilità delle prove assunte in modo illegittimo o irrituale ogni qualvolta fu accertata l'irrilevanza dell'illecito perpetrato nel corso della perquisizione.


Negli anni '60 e '70 anche in Italia si svilupparono nuove correnti di pensiero in seguito a vivaci dibattiti nell'ambito della letteratura giuridica e accademica. Le riflessioni permisero di chiarire che l'utilizzabilità probatoria delle cose o dei dati pertinenti il reato, non acquisiti secondo legge, è legata al più generale principio giuridico del "libero convincimento del giudice", il quale, può avvalersi, salvo le eccezioni specificamente previste dalla legge, di ogni mezzo di prova anche se queste sono state acquisite senza l'osservanza delle formalità legali.

Da questa contrapposizione di idee, nacque la teoria del "male captum bene retentum", brocardo latino che può essere reso in italiano come il principio secondo il quale sebbene acquisita illegalmente la prova è utilizzabile.
La costruzione del principio, prevalente nell'ordinamento giuridico italiano, basa le proprie fondamenta sulla distinzione tra perquisizione e sequestro e sulla insussistenza di alcun vincolo di dipendenza tra queste due fasi dell'investigazione. 
Pertanto l'illegittimità della prima non intacca per nulla la legittimità della seconda.

Anche in questo caso, la giurisprudenza ha trovato limitazioni e importanti criteri d'applicazione per non degenerare nell'assunto machiavellico che ogni acquisizione di una prova prescinde dal metodo utilizzato per ottenerla.
Come per la teoria dei "frutti dell'albero avvelenato", anche in questo caso l'obiettivo fondamentale rimane il bisogno di "verità reale" del processo penale.

Pertanto se la Polizia Giudiziaria effettua una perquisizione domiciliare senza autorizzazione dell'Autorità Giudiziaria, cioè su propria iniziativa, ma in mancanza delle ragioni d'urgenza, e sequestra 5 kg di cocaina, l'imputato difficilmente otterrà un provvedimento a suo favore finalizzato a dichiarare l'inutilizzabilità della sostanza stupefacente quale mezzo di prova, in quanto acquisito in spregio alle leggi vigenti.
In questo caso sarà l'ordinamento medesimo a considerare del tutto irrilevanti i metodi di acquisizione (e qui c'è un punto di unione tra le due teorie sopracitate, che in questa prospettiva poco si contrappongono arrivando entrambe a giustificare i mezzi poco ortodossi per raggiungere i fini superiori).

Va segnalato, da ultimo, che l'ordinamento giuridico italiano si è recentemente arricchito di nuovi strumenti legislativi più vicini alla teoria dei "frutti dell'albero avvelenato", in presenza di interessi particolarmente rilevanti e strategici come la sicurezza dello Stato e la segretezza della corrispondenza.



sabato 21 gennaio 2017

Mystery Audit: uno strumento innovativo per la valutazione della qualità e delle performance



Questa (relativamente) nuova tipologia di audit costituisce un valido strumento per verificare e monitorare, in tempi reali, la qualità dei servizi o prodotti resi dalle società e per la valutazione delle performanceL’approccio ispettivo del Mystery Auditor, nel garantire l’imparzialità e la trasparenza, permette di capire i punti di forza e debolezza delle offerte delle aziende con una pratica focalizzata sul cliente. 

Di fatto l’Auditor, in incognito, quindi in modo non annunciato, si cala nei panni di un cliente con la finalità di analizzare e valutare la qualità dei servizi o prodotti offerti dalle società e, nel contempo, di determinare la percezione e il grado di soddisfazione del fruitore del servizio stesso.

Con questa tipologia di audit le organizzazioni possono verificare l’efficacia e l’efficienza dei servizi o prodotti erogati, focalizzando l’attenzione sulla percezione che la clientela ha degli stessi, ottenendo valutazioni oggettive e analizzando diversi aspetti come la struttura, il personale, i processi, la qualità.

Si tratta senza dubbio di uno strumento innovativo in grado di misurare le  performance di erogazione di un servizio combinando due importanti metodi di valutazione: l’imprevedibilità del controllo e la tempestività dei risultati ottenuti, che possono essere disponibili anche dal giorno dopo la visita svolta.

In base al settore di riferimento si possono individuare diverse tipologie di Mystery Audit. Si parla, ad esempio, di Mystery Shopper, se viene simulato un acquisto, di Mystery Guest, se viene simulata una visita presso una struttura ricettiva, e di Mystery Patient se invece vengono monitorati i servizi resi da una struttura sanitaria.


Questa tipologia di audit, in realtà, non è di recente costituzione e affonda  le proprie radici agli inizi del ‘900 come particolare forma di investigazione con lo scopo di incrementare la qualità del servizio offerto al cliente. Il crescente interesse per questi controlli ha portato, nel tempo, all'emanazione delle linee guida UNI/TS 11312 “Qualità dei servizi. Linee guida per audit in incognito.

I destinatari sono principalmente le aziende che erogano servizi pubblici e privati nel settore del turismo, dell’ospitalità, della ristorazione, della cultura e del divertimento, della sanità, dei trasporti ma anche gli esercizi commerciali, le banche e le assicurazioni, i servizi professionali nonché la pubblica amministrazione.

Trattando di questa particolare metodologia non possono essere tralasciati alcuni importanti aspetti etici come l’opportuna condivisione delle attività da parte dei sindacati o delle associazioni di categoria e la conoscenza da parte del personale verificato della possibilità che il proprio operato possa essere oggetto di audit in incognito con la consapevolezza che le risultanze non potranno essere utilizzate per l’applicazione di sanzioni o provvedimenti disciplinari.

 Mystery Audit costituiscono, pertanto, un importante strumento per  le direzioni aziendali, gli imprenditori e per i manager per verificare i livelli prestazionali di un servizio, le performance dei processi, migliorare i servizi offerti, valutare la competenza del personale e stimolare una maggiore attenzione alle esigenze e aspettative dei clienti con lo scopo di diventare più competitivi sul mercato.




domenica 15 gennaio 2017

Politica, finanza e crimine, Lezione Magistrale (Roma, 19.01.17)


LEZIONE MAGISTRALE

Politica, Finanza e Crimine
L'economia della devianza


Università degli studi di Roma "Tor Vergata"
Facoltà di Economia
Via Columbia, 2 Roma
Piano terra dell'edificio A Didattica, aula TL

Giovedì 19 gennaio 2017, ore 14:00


La Lezione Magistrale sarà tenuta da:


Antonio Maria Costa


Appuntamento APERTO A TUTTI


La Lezione Magistrale è organizzata dall'Università di Roma “Tor Vergata” nell'ambito del "Master Anticorruzione" per venire incontro alle crescenti richieste di formazione strategica e interdisciplinare da parte del mercato, alla luce del nuovo contesto normativo di riferimento e degli impatti gestionali.




Dopo una lunga fase recessiva è condizione necessaria per il rilancio degli investimenti intervenire su i processi corruttivi e illegali che ostacolano l’attività della pubblica amministrazione e delle imprese.
La corruzione genera distorsioni nell'allocazione delle risorse, rende impossibile la costituzione di un ambiente favorevole all'innovazione, all'occupazione e allo sviluppo, riducendo la possibilità di crescita dell’economia.

Le finalità del Master Anticorrusione sono:
  1. Orientare le conoscenze acquisite in ambito economico/legale alle tematiche del controllo in generale e del contrasto al fenomeno della corruzione in particolare, che, dopo una lunga fase di crisi, diventa prioritario ed essenziale per una crescita durevole e sostenibile.
  2. Rendere disponibili competenze e professionalità in grado di supportare aziende ed enti negli adempimenti normativi e nella realizzazione di sistemi di controllo organizzativo/gestionali idonei a ridurre l’incidenza dei fenomeni devianti.
  3. Formare e diffondere la cultura della trasparenza ed integrità.
  4. Costruire professionalità prontamente operative per supportare enti e società negli adempimenti di Legge e nella costruzione di un sistema organico di contrasto alla corruzione con un occhio all'efficienza e dalla sostenibilità delle azioni proposte e poste in essere.
Il Master rappresenta un'opportunità per neolaureati, professionisti e dipendenti per ottenere gli strumenti necessari ad affrontare le tematiche di contrasto alla corruzione in ambito privato e pubblico.
Inoltre il Master assicura il rafforzamento delle competenze dei componenti degli Organi di Controllo, dei Responsabili Anticorruzione, dei Responsabili della trasparenza e del RUP (Responsabili del procedimento).

*   *   *

(*) Antonio Maria Costa, laurea in Scienze Politiche all'Università di Torino (1963), studi di economia matematica all'Università di Mosca (1964-66) e Ph.D. in economia all'Università della California, Berkeley (1973), negli anni ’70 è consigliere economico alle Nazioni Unite. 
Tra gli anni 1983-87 è Sotto-Segretario Generale dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. Al contempo è membro del Comitato interinale del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale. Dal 1987 al 1992 Costa è Direttore Generale per l’Economia e la Finanza della Commissione Europea (Bruxelles), al contempo Sherpa finanziario dell’UE per i vertici G7. 
Nel 1994 è nominato Segretario Generale della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS, a Londra). 
Nel 2002 Kofi Annan lo nomina Direttore Esecutivo dell’Ufficio ONU di Vienna contro droga, crimine e terrorismo, con rango di Sotto-Segretario Generale dell’ONU, fino al 2010. Serve al contempo come Direttore Generale dell’ufficio ONU a Vienna. 
Costa è autore del romanzo The Checkmate Pendulum, (AEF Moringa, 2014), tradotto in italiano come Scaccomatto all’Occidente (Mondadori 2015). Il libro ha vinto il premio letterario Cerruglio 2016.



lunedì 9 gennaio 2017

Offerta per la posizione di forensic accountant (staff e senior)

Una primaria azienda italiana leader nei servizi investigativi alle imprese, ricerca candidati con 2/5 anni di esperienza da inserire nel dipartimento di Forensic Accounting.




I professionisti del team Forensic Accounting supportano le aziende clienti principalmente nei seguenti settori:
  • Forensic Accounting & Corporate Fraud Investigation: indagini contabili/finanziarie su potenziali frodi e/o malversazioni; 
  • Litigation Support: analisi economico-finanziarie e consulenze tecniche nell'ambito di contenziosi legali e arbitrati; 
  • Fraud Risk Prevention: servizi di consulenza per l'implementazione di policy, procedure, protocolli operativi e reporting;
  • Monitoring: monitoraggio delle transazioni aziendali finalizzato ad intercettare anomalie e irregolarità;
  • Servizi di Licensing Management: selezione, ottimizzazione e gestione del portafoglio licenziatari;
  • Servizi di Fraud Investigation a favore di curatele fallimentari, commissari, liquidatori e amministratori indipendenti.

Requisiti richiesti
  • 2/5 anni di esperienza in revisione contabile o consulenza nell'ambito "Forensic" (la provenienza dalle "big4" rappresenta un titolo preferenziale); 
  • Laurea in Economia; 
  • forte motivazione per l’attività consulenziale; 
  • ottime capacità relazionali, spirito d’iniziativa, orientamento alla soddisfazione del cliente, autonomia operativa, capacità di problem solving, flessibilità; 
  • ottima conoscenza della lingua inglese; 
  • disponibilità alle trasferte sul territorio nazionale. 
Data la multidisciplinarietà dei servizi offerti si cercano candidati con robuste competenze in ambito di accounting e/o revisione contabile, corporate compliance, analisi dei sistemi di controllo aziendali, diritto societario, con disponibilità ad apprendere nozioni di procedura civile e penale e di computer & digital forensic.

Sede: Milano

Per candidarsi è necessario inviare una lettera di presentazione e il cv al seguente indirizzo mail: info.fraud.auditing@gmail.com, indicando come oggetto "CV Forensic".




giovedì 5 gennaio 2017

Il Forensic accountant (di Christian Kammer)

Sono ormai moltissimi i contatti ricevuti dagli studenti che giunti al traguardo della laurea sono interessati a capire in che cosa consista esattamente la professione del forensic accountant.

A tal proposito è sempre utile rileggere quanto Christian Kammer (*) nel 2008 affermava riguardo a questa professione (intervista pubblicata sul sito di Fraudexpress).

*    *    *

"I participated to Indiaforensic's (IF) fraud conference in June 2008, and, despite IF being a young organization, I was extremely impressed by the capacity and maturity of its staff I had the privilege of sharing the podium with first class speakers from some of India's main corporations, currently operating on global markets" - says Mr. Christian Kammer - the high profile Sr. Forensic Accountant from World Bank.
In addition, the profile of organizations represented in the audience, is a further tribute to IF's capacity to raise interest in the topic and attract big players that contributed to an intense exchange of ideas and networking opportunities" - says Mr. Christian Kammer - the high profile Sr. Forensic Accountant from World Bank.
Mr. Kammer who entered the World Bank in 2001 has lots of previous experience in the anti-fraud field. He had just graduated from University and had completed an internship at the Office of the European Commission in Milano, mostly engaged with assisting the Commission's counsels in a case of fraud to the European Social Fund allegedly committed by an entity in Milano when he was hired by a small CPA firm in Milano and Monza. This firm had engagements with the local Criminal Courts involving cases of fraudulent bankruptcies, as well as with prosecutors investigating Clean Hands cases.
At a very early age - in his early 30s - Mr. Kammer started taking his own assignments with the Tribunal of Monza regarding cases of fraudulent bankruptcies. This was the time when he had to appear in court during criminal procedures as an expert witness, testify about his findings and be cross examined by defense lawyers. All this helped him to gather a lot of experience as well as expertise.
Mr. Kammer also worked with the forensic accounting division of one of the Big Four, in Milano, for two years. He was so effective with his work over all these years mat he still retains his ties and engagements with the Tribunal and Prosecutors in Monza.
And then came the big name - World Bank. In early 2001, Mr. Kammer joined the Anti Corruption and Fraud Investigation Unit (now Integrity Vice Presidency - INT) of the World Bank. The Unit, at that time, was in its pioneering stage, with a staff of about fifteen, including support staff and consultants. He participated to the selection process under international recruitment. His profile and background (high profile and large scale white collar crime investigations, big four, expert witness, languages, and IT) probably was seen as a good tit to complement a more traditional investigative skill set at that time present in INT.
We get to know the crucial role of a forensic accountant in World Bank through Mr. Kammer. Within INT, forensic accountants are mapped to the Forensic Services Unit (FSU). They view FSU to serve a number of purposes and clients within INT, the Bank and outside the Bank as well, as follows:
  • INT: Support INT's core activity of investigating allegations of sanctionable practices, by providing expert skills whenever Regional Investigative Teams require it, as well as by taking charge of specific investigations; supporting any other investigative activity, including INT's VDP program; and conducting special proactive reviews. 
  • Bank: Forensic accountants support World Bank's Operations, when problems are identified, by providing consulting advice, such as drafting or reviewing ToRs for external consultants' engagements, selection of consultants, supervising consultants' work; as well as providing assurance work by performing forensic reviews. 
  • External to the World Bank: Forensic Accountants are committed to providing a range of support activities, such as train anti corruption agencies in Bank Client countries and train government auditors, as well as cooperate with specialized anti-fraud units of other development agencies. 
This gives us an idea of the responsibilities Mr. Kammer handles effectively and why he becomes a leader in the anti-fraud domain Mr. Kammer has worked upon a large number of cases both in the private sector as well as in the World Bank. While working for the private sector, during 1995-2000, he worked on six to eight cases per year, generally divided between three major cases, and the rest were short engagements. During this time he also started developing my skills in use and design of IT tools to support forensic accounting investigations, including designing a program for insurance companies to proactively monitor contracts and transactions to identify fraud red flags.
At the World Bank, he has conducted and led a number of investigations and proactive, diagnostic reviews, such as Detailed Implementation Reviews (DIR), since the very beginning. From early 2001 to 2009, in a way or another, he was involved in approximately fifty cases, including verifications of companies joining INT's Voluntary Disclosure Program (VDP), in addition to leading or conducting six DIRs.
Though any investigator is involved in resolving large number of cases, he has some personal favorites, some cases he specially remembers. Same is the case with Mr. Kammer. He remembers that at the outset of his professional life, in Italy, he participated to significant investigations involving some of Italy's major corporations and politicians. He worked on data provided by foreign banks and was able to reconstruct the flow of money from the source, Italian corporations, into off- shore bank accounts, and from there being shredded and blended into a galaxy of other transactions and eventually become "black funds" for illegitimate payments.
He also remembers investigating a major transfer pricing fraud case involving the Italian subsidiary of an American multinational corporation. The headquarter was imposing transfer prices for goods manufactured in the Italian plant well below average production cost, let alone market price, thus maximizing its own profit when selling the goods on the international market. At the same time, the headquarter was implementing its decision to scale down manufacturing operations in Italy by driving the Italian company into bankruptcy to circumvent local labor regulations and negotiations with the unions.
Despite of all these achievements, if we speak to him about the title of "Leader in Anti- fraud Profession" given to him by Indiaforensic, he modestly says, "I am sincerely honored of the recognition given to me by Indiaforensic and Fraudtoday, however I feel there are many professionals who inspired and taught me a bit. I respect each and every one of my colleagues in the anti-fraud community that, in my view, is a community of peers, where everyone has unique skills and experience. In the course of my career, I have taken certain decisions, and risks that allowed me to pioneer certain areas of the profession, benefiting from being in the right place at the right time, as have done other colleagues. This profession has experienced growth and diversification over the last fifteen years or so, probably second only to IT. It has evolved from taking bean-counters and almost forcing them to make a swing in mindset to become fraud investigators, to a very structured and multi-disciplinary approach to financial investigation, with a growing number of specialized areas, ranging from audit to sophisticated IT applied to investigations. This is the profession where change is the dairy bread and butter, no case is like the previous and innovation is a must. If someone is sticking to approaching it the traditional manner, with a pencil and a calculator, trying to reconcile A to B without applying skeptical thinking, innovative problem solving, supported by the correct use of technology, will in my view lose the train and be left behind."
When we asked Mr. Kammer that 5 years down the line, where does he see the anti-fraud profession globally, he said - "Forensic accounting is growing at a high pace, and is diversifying quickly into various streams. In my view this is because increasingly more operators in different sectors and areas realize the value added of forensic accounting in identifying, investigating fraud, as well as establishing systems to proactively analyze and diagnose risks and exposure to fraud. This is ranging from supporting criminal investigations, with forensic accountants acting as consultants or expert witnesses in criminal procedures, to consulting and assurance work in the private sector, as well as international organizations. Therefore the profession is moving and permeating various different scenarios, the market is wide open, the demand still higher than the offer, especially with regard to certain niches. The profession is increasingly experiencing forensic accountants becoming regular staff of big organizations, rather than the work being outsourced. This trend will probably continue for some time."
When asked about the situation of India from frauds perspective, Mr. Kammer says, "India is no different from any other country: where there is money, hidden interests may result in circumvention of regulatory frameworks, thus in fraud and corruption. India, as one of the fastest growing economy, is in a very interesting situation, because I see it having to deal with a dichotomy, a gap between significant impetus of investments in the private and public sectors, and, a regulatory framework that is relatively slow in getting tuned with the reality in the markets. This applies to almost all countries with last growing economies I have operated in. In fast-emerging countries, there is a lot of investment in markets that are not very well scrutinized, especially in infrastructure. The checks and balances are relatively low and therefore the opportunity for government officials and corrupt companies to collude to skim off certain amounts is really very high."
In fact, according to Mr. Kammer, fraud and corruption know no national boundaries; they do not stay within jurisdictions. Rather, the fraudsters know the systems very well and take full advantage of the differences or gaps across national jurisdictions and they are fast in learning and adapting. He says, "Coordination and synchronization amongst national agencies of different nations is key, as well as adoption of a uniform sanctioning platform across countries and international organizations. Significant progress is being made in recent times with the adoption of international conventions (e.g. OCSE convention) and the implementation of national laws, as well as ongoing initiatives amongst international development agencies to standardize the sanctioning process and implement sanctions whereby if an entity is sanctioned by, say, the World Bank, the other development agencies also black-list that same entity based on principles of cross-debarment. The real challenge here is speed: regulators typically operate within constrained frameworks compared to fraudsters."
According to Mr. Kammer, fraudsters are very creative and the manner frauds are committed is continuously evolving. Frauds permeate any aspect of financial life of people and organizations, ranging from investment scams, to all different shades of white collar fraud (to the benefit or the detriment of organizations), to fraud and corruption by or to public entities (officials or organizations). Staying ahead of the game is the key and professionals need to have the right mindset coupled with technical skills. There are many very good accountants and auditors, however not everyone has the right combination of skill set to allow them to effectively operate in the forensic accounting arena. Investigative mindset, skepticism and solid investigative experience are keys to obtaining good results in the profession.
Mr. Kammer also says that one should be driven to pursue continuous professional education because the anti- fraud profession is going in so many different directions and each forensic accountant has something to share. Education, training and workshops are critical to the profession. That's how one gets to know what is out there (the red flags, the viruses and the symptoms) in order to learn or come up with innovative solutions on how to deal with them
That is, therefore, one very important reason why I feel that Indiaforensic are doing a great job for the anti-fraud community by frequently arranging for the members to gather together.

(indiaforensic)


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(*) Christian Kammer, classe 1965, al quale questo blog è dedicato, ha iniziato ad occuparsi di lotta alle frodi aziendali nel 1992 nel corso di uno stage svolto presso la Commissione Europea.
Successivamente, in qualità di collaboratore del consulente tecnico del PM, ha collaborato alle indagini del pool “mani pulite”, occupandosi di transazioni finanziarie off-shore.
In quel periodo si è specializzato nella prevenzione delle frodi fiscali, nelle attività antiriciclaggio e sulle normative transnazionali inerenti il segreto bancario.
Dopo l'esperienza "Mani Pulite", Christian ha lavorato presso KPMG - Forensic Accounting di Milano, continuando ad occuparsi di investigazioni riguardanti gli illeciti societari.
Christian, in questa fase della sua carriera, ha progettato un database per l'analisi e il monitoraggio dei flussi finanziari irregolari ancora oggi utilizzato per questo tipo di attività.
Nel febbraio 2001 Christian si è trasferito a Washington per lavorare presso il “Department of Institutional Integrity” della World Bank, successivamente è stato inserito nel gruppo, ristrettissimo, dei forensic accountant della banca.
In questo ruolo ha condotto investigazioni su casi di frodi interne alla Banca Mondiale nonché su casi di corruzione inerenti i progetti finanziati nell’Asia meridionale, quali Pakistan, Bangladesh, India, Nepal e Sri Lanka.

La passione per l'attività di Forensic Accounting che Christian ha saputo trasmettere a quanti lo hanno conosciuto, ha certamente contribuito allo sviluppo anche in Italia di questa faticosa ma interessantissima professione.